Quando Bettiza nel 1948 lavorò per il Pci a Pavia

Non molti sanno che il giornalista e scrittore Enzo Bettiza, morto nei giorni scorsi all'età di 90 anni, ha avuto dei trascorsi pavesi, rievocati in un romanzo.Dichiarò alla "Provincia Pavese" del 18 aprile 1998 l'ex senatore del Pci Giorgio Piovano, a proposito del clima politico che si respirava a Pavia e provincia durante la campagna elettorale per le elezioni politiche che si concluse - il 18 aprile 1948 - con la vittoria della Democrazia Cristiana di De Gasperi sul Fronte democratico popolare delle sinistre: "La lotta politica era aspra, il contenzioso tra i partiti particolarmente intenso. Si arruolavano, per la causa, personaggi di grosso calibro. Per noi scriveva nientemeno che Enzo Bettiza. Era stato portato un giorno in federazione a Pavia da Giancarlo Pajetta. Era incaricato di esporre le ragioni dei comunisti, insieme a me".Enzo Bettiza (nato nel 1927 a Spalato, città che dovette abbandonare nel 1945), giornalista, scrittore, ha visto consolidarsi la propria fama grazie alla pubblicazione nel 1996 di un ponderoso volume (quasi 500 pagine) intitolato "L'esilio". Con quest'opera, nella quale ha ricostruito la saga degli antenati della propria famiglia, grandi produttori di cemento fin dai tempi di Napoleone, Bettiza si è assicurato il Premio Campiello 1996.Di Bettiza è invece poco conosciuto il soggiorno a Pavia (cui si è riferito l'ex senatore Piovano) per un impegno lavorativo presso la Federazione del Pci all'epoca della rovente campagna elettorale del 1948, quella del 18 aprile passato appunto alla storia per la vittoria della Democrazia cristiana contro il Fronte popolare di comunisti e socialisti. Alla presenza di Bettiza a Pavia fa cenno Clemente Ferrario nelle prime pagine del volume "Un comunista degli anni '50" (cioè Angelo Marinoni), pubblicato dall'editore Teti nel 1978. Collegandosi a un giudizio di Giorgio Amendola sul fatto che "il Pci si sbarazzò degli elementi pittoreschi entrati in un diverso momento nelle sue file", con riferimento alla Federazione comunista pavese, Ferrario scrive: "Anch'essa aveva avuto i suoi personaggi pittoreschi, persi attraverso un processo di epurazione spontanea. Basterà ricordare quell'Enzo Bettiza, arrivato in federazione con chissà quali credenziali, incaricato nella primavera del 1948 del lavoro di redazione del settimanale 'Avanguardia democratica' e scomparso dopo un breve periodo, partito per un lungo viaggio che doveva portarlo al successo professionale costruito su un anticomunismo ossessivo".Per chi vuol conoscere quell'esperienza pavese di Bettiza bisogna dire che lo scrittore, proprio ispirandosi ad essa, mandò alle stampe nel 1953 un romanzo intitolato "La campagna elettorale" presso "un piccolo ma non ignoto editore genovese, Bianchi Giovini, che specie nell'anteguerra ha dato un buon contributo alla letteratura dei giovani", dopo che l'aveva presentato senza successo nel '52 al Premio Hemingway. Bettiza si è preso nel 1997 la rivincita: gli è stato assegnato, infatti, il "Premio Hemingway '97" per il giornalismo ed è stata ripubblicata ancora una volta "La campagna elettorale", di cui è stato detto finalmente in maniera chiara (si veda "La Stampa" del 9 maggio 1997) che è "ambientata a Pavia, nella federazione del Pci, venata di scontri e di drammi, di neorealismo e anticomunismo".Nel romanzo (che in qualche edizione prese anche il titolo di "L'ispettore") è, infatti, celato sotto una X il nome della città in cui si svolgono i fatti. Vediamo uno stralcio dalla pagina iniziale: "Della federazione di X sapevo soltanto questo: che occupava la medesima sede della ex federazione fascista, l'antico Broletto della città (...). Uno dei marzi più belli che io abbia visto dev'essere stato quello del 1948. E attraversato un ponte di ferro, due tre ciminiere, alcuni ossami di officine distrutte X mi apparve non più che una vecchia, logora, quasi nota cittaduzza padana. Bardature di mura, memorie, torri, la cattedrale, ciottoli, pallide teste di porco e salsicce a festoni nelle vetrine dei salumieri e dappertutto vicoli come bisce. Nel corso la Topolino mi venne stretta al muro da un tram più sudicio che verde, sgangherato, che sussultava e tintinnava come nelle fiere i caroselli; quindi ecco la piazza del Broletto, vecchissima, con l'acciottolato, le bancarelle di verdura e i portici tutto all'intorno. Sopra la palazzina gracile del Broletto mi colpì quel frullo in cui, entro un filo di sole tanto acceso da avvicinarla quasi paurosamente sotto gli occhi, girava la cupola della cattedrale".Paolo PulinaSanta Giuletta