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di Andrea ViscontiwNEW YORKNeppure la figlia Ivanka, che ha così influenza su papà Donald, è riuscita a convincere Trump a non fare marcia indietro sull'uscita dall'accordo di Parigi sul clima. Ci ha provato pure Rex Tillerson che, prima di diventare segretario di Stato, era amministratore delegato della Exxon. Neppure lui, uno degli uomini più potenti al mondo nel settore del petrolio, è riuscito a far fare dietrofront al Tycoon. Il capo della Casa Bianca ha annunciato ieri sera che gli Stati Uniti abbandonano l'accordo internazionale che fu raggiunto nel dicembre 2015 praticamente da tutti i Paesi al mondo. Solo due ne erano rimasti fuori, la Siria e il Nicaragua. Gli Usa scelgono di andare nella direzione opposta, allineandosi con un'esigua minoranza. «L'amministrazione Trump si sta unendo a una piccola manciata di nazioni che rifiutano il futuro» è stato il primo commento dell'ex presidente Barack Obama, mentre da Berlino il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel ha dichiarato che «gli Stati Uniti danneggiano loro stessi, noi europei e tutti gli altri Paesi del mondo».«Ho deciso che usciremo dall'accordo di Parigi, ma inizieremo negoziati per rientrare o per negoziare un nuovo accordo che sia più favorevole agli Stati Uniti» ha detto ieri Trump, annunciando la sua decisione dal giardino della Casa Bianca dopo che il vicepresidente Mike Pence lo aveva presentato come l'uomo che sta salvando il Paese proponendo il principio di "America first", prima l'America. Secondo Trump, rispettare l'accordo avrebbe significato perdite in vari settori, compreso quello del cemento, del ferro e del carbone. E sarebbe costato all'economia americana 3mila miliardi di dollari. Una decisione motivata dal desiderio di soddisfare la sua base elettorale, mantenendo una promessa: «Fuori dall'accordo di Parigi nei primi cento giorni della mia amministrazione», aveva affermato ripetutamente durante i comizi dello scorso anno. Trump ritiene più importante creare posti di lavoro che non proteggere l'ambiente. Sembra importagli poco tuttavia del fatto che l'industria "verde" sia in grande crescita anche negli Stati Uniti e abbia prodotto molti posti di lavoro nuovi. «È un pessimo accordo» ha affermato il presidente dicendo che gli Stati Uniti sono penalizzati più degli altri Paesi, mentre altre nazioni colpevoli di inquinamento che hanno aderito all'accordo, ha accusato, non rispettano i patti. Un riferimento alla Cina che insieme agli Usa è in cima alla classifica dei Paesi più inquinanti. «Vogliamo una intesa che sia giusta per gli Stati Uniti, le aziende, i lavoratori e i contribuenti. Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza». Ma l'America, assicura, «resterà un leader sul fronte ambientale». Washington, inoltre, ha detto che smetterà immediatamente di contribuire al "Green climate fund" dell'Onu. Sorprendente la decisione di Trump non soltanto per l'opinione negativa di tutti i leader mondiali, ma anche perché la scelta va contro la maggioranza negli Stati Uniti. compreso il 50 per cento dei repubblicani. Contrari erano il suo segretario all'Energia Dick Perry, così come i più importanti nomi dell'industria americana. Ha vinto l'ultra-conservatore Steve Bannon, consigliere populista del presidente che vuole Trump su posizioni nazionaliste. Secondo il Tycoon infatti l'accordo di Parigi avvantaggiava altre aree geografiche: Cina, India ed Europa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA