Trump e referendum tensione sui titoli di Stato

ROMA Titoli di Stato sotto l'effetto Trump e con l'incognita referendum. Per la prima volta da oltre un anno il tasso sul Btp decennale è volato oltre la soglia del 2% (2,059%), segnando i massimi da luglio 2015, mentre lo spread Btp-Bund ha sfondato il muro dei 170 punti base, salendo fino a 175 per poi archiviare la seduta e la settimana a 171 punti. Dopo l'elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, spiegano gli analisti, gli investitori stanno scaricando i titoli di Stato a dieci anni temendo che l'onda lunga del populismo possa affossare anche il premier Matteo Renzi, il suo referendum costituzionale del mese prossimo e portare ad una rinnovata instabilità politica. Timori e tensioni che si riflettono anche sul mercato primario dei titoli di Stato. Il Tesoro ha dovuto infatti mettere sul piatto rendimenti decisamente più alti per vendere in asta ieri Btp a medio e lungo termine. Via XX Settembre ha assegnato complessivamente 5 miliardi di euro di titoli a tre e sette anni: il rendimento medio sul triennale è salito allo 0,30% dallo 0,03% del collocamento di ottobre, segnando i massimi da oltre un anno, e quello del sette anni è salito all'1,37% dallo 0,83% dell'asta precedente. Il Tesoro ha quindi venduto Btp a trent'anni per 1,312 miliardi di euro, ed anche su questa scadenza con tassi in rialzo al 3,14% dal 2,28% precedente, top da luglio 2015. E proprio in attesa del referendum, Standard & Poor's ha confermato il rating sull'Italia a BBB- con outlook stabile: «Il rating è sostenuto da un'economia ricca e diversificata e da importanti riforme strutturali». Secondo l'agenzia di rating una vittoria del No al referendum «non sarebbe significativo per il profilo del credito dell'Italia, a meno che ciò porti a un ritiro delle riforme strutturali». Per S&P una vittoria del Sì «potrebbe dare benefici alla stabilità e all'efficacia del governo italiano». Per quanto riguarda i mercati azionari, nervose e volatili le Borse del Vecchio Continente che stanno ancora cercando una direzione dopo la clamorosa vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca. Dopo un avvio in rialzo, la seduta è stata caratterizzata da alti e bassi e alla fine i listini europei hanno chiuso in ordine sparso. Londra è stata la peggiore con un calo dell'1,43%, quindi Parigi (-0,92%), positiva Francoforte (+0,36%) e piatta Milano (+0,04%). Nel complesso il settore dell'energia è quello che ha subito le maggiori perdite mentre vedono un deciso rialzo gli investimenti immobiliari. Sul mercato dei cambi il grande vincitore è il dollaro sulle aspettative di un aumento dell'inflazione, dopo che il neoeletto presidente americano ha promesso di aumentare la spesa pubblica ed imporre dei dazi sulle importazioni a basso costo. L'euro è così precipitato sotto 1,09 dollari a 1,0845. E la vittoria di Trump ha contribuito a sorpresa anche a dar fiato alla sterlina, crollata nei giorni scorsi al minimo storico degli ultimi anni su dollaro ed euro sullo sfondo delle incertezze legate alla transizione verso la Brexit. La divisa d'Oltremanica segna un rimbalzo a 1,26 dollari e 1,16 euro, le quotazioni più alte delle ultime cinque settimane.