Lo studio “bufala” che ha innescato tutto
La storia della presunta associazione fra vaccinazione infantili Mpr (contro morbillo, parotite e rosolia) e autismo nasce da uno studio inglese, pubblicato da Andrew Wakefield sulla rivista The Lancet nel 1998. Nello studio, allegato agli atti della procura di Trani, si sosteneva che il vaccino trivalente Mpr potesse provocare un'infiammazione della parete intestinale, responsabile del passaggio in circolo di peptidi tossici per il cervello umano. L'ipotesi di Wakefield è stata poi smentita da numerosi studi in Europa e negli Usa. Nel 2010 il General Medical Council britannico stabilì che lo studio di Wakefield non era attendibile, che i dati anamnestici erano stati falsificati, e che l'autore non aveva dichiarato palesi conflitti di interessi che avevano fatto sì che i risultati dello studio fossero distorti ai fini economici. The Lancet ritirò l'articolo e due anni dopo Wakefiled fu radiato dall'Ordine dei medici inglese. Successivamente la revisione dell'Institute of medicine (Iom), gli studi dei Center for diseases control (Cdc) statunitensi e di altre organizzazioni, come l'American Academy of pediatrics che vanta 60mila membri, raggiunsero gli stessi risultati, respingendo l'ipotesi di una relazione causale tra vaccino e autismo. Tuttavia il caso Wakefield ha rafforzato le correnti di pensiero "anti-vaccinazione". L'ultimo studio disponibile è la meta-analisi pubblicata nel 2014 da Luke E. Taylor sulla rivista "Vaccine" che non ha evidenziato alcuna associazione fra autismo e vaccinazioni, vaccino Mpr o possibili componenti dei vaccini quali il mercurio o il Thimesoral. L'esame ha preso in considerazione cinque studi di coorte per un totale di oltre 1.256.407 bambini e cinque studi di caso-controllo coinvolgenti 9.920 bambini.