LA SETTIMANA
Bisognava capirlo fin dall'inizio, da quando si è deciso di chiamarla stepchild adoption invece che adozione del figliastro. Sì, certo, l'inglese "fa figo". Ma forse ha fatto premio l'intenzione di indorare la pillola, di non parlar chiaro, di non spiegare i contenuti di una legge che metterebbe l'Italia al passo con gli altri Paesi europei. Così il ddl Cirinnà è tornato indietro come un boomerang perché ognuno ci ha visto dentro anche ciò che non c'era. E ormai lo utilizza per scopi che non c'entrano niente con i suoi contenuti. La strada per l'approvazione si è fatta impervia e i precedenti non incoraggiano. Riappare il fantasma dei Dico (la legge sui diritti e i doveri dei conviventi) che nel 2007 contribuì alla crisi del governo Prodi. Il disegno di legge, che portava la firma di Rosy Bindi e di Barbara Pollastrini, postdemocristiana la prima, postcomunista la seconda, si arenò sulle secche parlamentari per via delle opposizioni del fronte cattolico, sostenuto allora dai vescovi in trincea. Da notare che la guerra tra il sì e il no portò alla frantumazione dell'Unione e coincise anche con la nascita del Pd nel quale confluirono allora proprio le due anime che si erano scontrate sul provvedimento … Oggi papa Francesco dichiara esplicitamente di non volersi immischiare nella politica italiana e quindi nemmeno nella discussione sulle unioni civili (ma non tutti i vescovi sono d'accordo con lui…) e infatti invita ad agire secondo coscienza. I senatori sembrano però interpretare le sue parole al ribasso e non vi intravedono il cambio di passo che pure c'è. Ma ormai la questione è diventata squisitamente politica. E la prova sta proprio nel comportamento via via assunto dagli attori sulla scena. All'inizio Beppe Grillo aveva accolto con entusiasmo il ddl Cirinnà spingendosi a dire che lo avrebbe appoggiato. Posizione coerente per un movimento nato per dialogare con i cittadini e farla finita con le alchimìe della politica politicante. Poi le cose sono cambiate e Gianroberto Casaleggio, nuovo vero leader, ha ordinato la marcia indietro. Perché? Per due ragioni. La prima. Nelle settimane scorse un sondaggio commissionato dal guru ha rivelato che la norma sulle adozioni - anche se lì non si fa mai riferimento al tabù dell'utero in affitto - non piace a una fetta consistente di elettori grillini (25-30 per cento) che fino all'irrompere del Vaffa day votavano a destra. Meglio tenere compatto il fronte dei fan, anche se il prezzo da pagare è abbandonare uomini, donne e bambini che da anni attendono di veder riconosciuti i loro diritti. La seconda: quale miglior occasione per far esplodere le contraddizioni all'interno del Pd? Anche a Salvini e alla destra non è parso vero. E veniamo al Pd. Imbarazza dover constatare che dieci anni dopo permane irrisolta l'antica spaccatura tra l'ala cattolica e quella più laica del partito, evidentemente fin dall'inizio due coniugi separati in casa, coppia di fatto in lite ogni volta che si discuta di questioni sensibili. Proprio per questo suona quantomeno presuntuosa la convinzione di Renzi dell'inutilità di un chiarimento dentro il Pd e della possibilità di arrivare all'obiettivo finale facendo ricorso a maggioranze variabili, evoluzione della teoria dei due forni di Giulio Andreotti. Ma se Verdini ha finora rispettato gli accordi, la premiata ditta Grillo & Casaleggio ha fatto saltare il banco. A questo punto il premier-leader deve decidere se portare a casa il ddl a tutti i costi (vedi Italicum), magari pure a costo di compromessi e monco delle adozioni; o tenere duro sul principio, mettendo a rischio e la legge e il governo. Ma ormai, come si diceva, si pensa ad altro, e anche se Renzi non vuole, la partita riguarda anche la politica economica, l'incubo dell'immigrazione, i rapporti con Angela Merkel e Jean-Claude Juncker. Nove anni fa Prodi cadde sui Dico; Berlusconi sull'Europa; Enrico Letta sulla scommessa del giovane sindaco di Firenze di avviare una decisa svolta nel Paese. Matteo l'ha avviata, non l'ha conclusa, deve avere la forza di riprenderla. Altrimenti… ©RIPRODUZIONE RISERVATA