A Mineo tra i rifugiati senza più diritti
di Andrea Scutellà wROMA Ci vuole un bel coraggio per chiamarlo "Cara di Mineo". Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo della provincia di Catania, infatti, oltre a non avere i crismi delle prassi comunemente e legalmente intese come "accoglienti", dista oltre 10 chilometri dalla cittadina di appena 5mila abitanti da cui prende il nome. È l'inquietante quadro dipinto da un recente e dettagliato rapporto di Medu (Medici per i diritti umani) e dalla lettera inviata dall'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) alle autorità della provincia di Catania. Il Cara di Mineo ha dimensioni mostruose: ospita in assoluto il numero maggiore di migranti in Europa. «A fronte di una capacità massima di 2.000 unità - dice il rapporto - secondo i dati del Ministero degli Interni, la struttura al 26 agosto 2014 ospitava 3.792 persone (pari al 37% di tutte le presenze nei centri governativi in Italia)(…) scesi a 3.219 in data 3 marzo 2015». Nei numeri un'altra Mineo, dunque, che cresce come una propaggine parallela, ma isolata. Proprio dal sovraffollamento e dall'isolamento nascono i principali problemi riscontrati all'interno del centro. Secondo Medu c'è un operatore psicologo/assistente sociale/legale ogni 450 persone: anche se circa il 30% dei rifugiati che arriva in Italia è stato torturato o ha subito traumi di estrema violenza e molti soffrono di disturbo da stress post-traumatico. «Gli ospiti possono andare e venire dal centro liberamente» si legge, ma «il solo servizio di bus in funzione raggiunge Mineo con due corse giornaliere» e così finiscono per passare la giornata nel Cara. Dove è nata una «economia informale, costituita da negozi improvvisati e bancarelle abusive». Il solo modo per ingannare l'insopportabile attesa: sono necessari tra i 12 e i 18 mesi per essere ricevuti dalla commissione, anche se la legge prevede un tempo massimo di 35 giorni. Allora spazio ai fatti di cronaca: come quello dell'ospite nigeriana sequestrata e violentata da un connazionale all'interno del Cara per più di due mesi, senza che nessuno avesse notato la sua scomparsa. Traffici criminali e giri di prostituzione, poi, sono all'ordine del giorno. Una situazione determinata anche dall'assenza di tutela giuridica per i richiedenti asilo. Secondo l'Asgi, agli ospiti non viene «comunicato alcun provvedimento con il quale il Questore dispone (…) l'accoglienza, né il provvedimento con il quale viene disposta la cessazione». E, in pratica, il richiedente non ha in mano nulla che testimoni quanto tempo e perché è stato nel centro. Nonostante i tempi d'attesa, secondo Asgi, non viene rilasciato il permesso di soggiorno temporeaneo per chi supera i 35 giorni, che darebbe la possibilità, ai richiedenti, di svolgere un'attività lavorativa. E dire che lo chiamavano "Residence degli Aranci", fino a quando, nel 2010 era abitato dalla marina statunitense. Poi le cose sono cambiate, perché nel 2011 è arrivata l'emergenza Nord Africa e l'incontrollabile mostro del Cara più grande d'Europa. Un affare da milioni di euro, su cui oggi, per gli inquirenti, si è stesa l'ombra di Mafia Capitale, per intercessione di Luca Odevaine e a beneficio della cooperativa "La Cascina". La soluzione la propone Medu: centri più piccoli, disseminati su tutto il territorio e non isolati. Ma forse è troppo di buon senso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA