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di FRANCESCO MOROSINI L'Italicum, la riforma elettorale ora al vaglio della Camera dei deputati, attende di diventare legge della Repubblica. Certo, presenta limiti e difetti; ciononostante, è un compromesso accettabile tra istanze diverse; quindi, essendo spesso l'ottimo nemico del bene, è sperabile diventi legge. Anche perché molte controproposte, invece che innovative, paiono esprimere più l'idea di una "democrazia discutidora/consociativa" (suicida in epoca di mercati aperti e di necessità di azione rapida) piuttosto che quella, adeguata ai tempi, di una "democrazia maggioritario/decisionista" cui, viceversa, rimanda la filosofia ispiratrice dell'Italicum. Sua caratteristica, per entrare nel merito della riforma, è di appartenere alla famiglia dei sistemi elettorali proporzionali (c'è relativo equilibrio tra voti e seggi di un partito); ma corretto da un premio di maggioranza pari al 55 per csento dei seggi attribuiti alla Camera. Esso è attribuito alla lista che prende il 40 per cento dei voti; in assenza di ciò, a quella che si aggiudica l'eventuale secondo turno elettorale. CONTINUA A PAGINA 7