LA LUNGA NOTTE DEL NAZARENO
di BRUNO MANFELLOTTO Qui tutto si sgretola, si sfalda, si sfarina, si "sfarnescia", come nell'altra Repubblica avrebbe detto in puro slang barese Rino Formica.Certo, ne abbiamo viste di cotte e di crude nelle battaglie di Montecitorio e di Palazzo Madama: sventolar di cappi, manette e mortadella, sacchi di immondizia posati sui banchi, bacinelle con acqua mucillaginosa dell'Adriatico e perfino volar di pappagallini verdi, per cui i faldoni e gli insulti scagliati nell'aula della Camera dovrebbero spingere al sorriso e nulla più. Ma in verità quanto è successo l'altra notte va ben oltre il folklore, tocca la politica e i suoi protagonisti. Già lontani gli applausi per la trionfale elezione di Sergio Mattarella sul Colle più alto, Renato Brunetta twitta sulla "palude" di Montecitorio - che deve dunque immaginarsi ancora infestata di caimani nonostante i guai del capobranco - per poi chiedere elezioni, basta, che si vada a votare subito… Prospettiva che non piace per niente ai parlamentari ancora lontani dalla conquista del diritto al vitalizio, ma che certo dà il senso della confusione politica di nuovo imperante. E comunque utile a rammentare che tra pochi mesi si vota in Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Puglia e pure in un migliaio di Comuni. È evidente che il Bel Paese, che dalla nascita della Repubblica a oggi si è concesso, in media, più o meno un governo l'anno e un premier ogni due, non ama i patti, gli accordi, le intese di lungo periodo; piuttosto preferisce la rissa, la fazione, la divisione. Le mani libere. E così, messo da parte dopo nemmeno un anno - per ora, per sempre, per un po'? - il patto del Nazareno di cui mai nessuno vide testo scritto (e che molto probabilmente non esiste nemmeno), la macchina del governo e del parlamento si è inceppata. La stampella teneva ben saldi entrambi i contraenti. Poi Silvio Berlusconi ha visto l'occasione per smarcarsi da un accordo diventato forse troppo sfavorevole per lui e per pensare ai guai di casa sua, che sono assai; ma si è capito che anche Matteo Renzi ci ricavava non pochi vantaggi, visto che in nome di quell'accordo teneva a bada i dissidenti e poteva mettere in cantiere provvedimenti altrimenti impensabili. La controprova? Accantonato il patto, anche Renzi si è ritrovato tra i piedi qualche gatta da pelare nel partito e nel governo: la minoranza del Pd, infatti, chiede più tempo per le riforme, alza la posta sui contenuti, mette alla prova la fedeltà promessa dal premier-segretario. E lui prima ha ceduto qualcosa sulla legge elettorale - per esempio che la Consulta si pronunci, prima e non dopo l'approvazione della legge, sulla sua costituzionalità, specie lì dove si parla di capilista bloccati - poi ha provato a riproporre la strategia dei due forni finora vincente. Stavolta, però, cercando di far salire a bordo i parlamentari grillini. I quali non aspettavano occasione migliore per urlare il loro no… Grande è il disordine sotto il cielo della politica. Ma a differenza di Mao non possiamo dedurne che dunque la situazione è eccellente. Anzi. Forse per la prima volta Renzi ha dovuto rallentare la sua corsa mentre Forza Italia ne ha approfittato addirittura per chiedere a Mattarella di intervenire a difesa di un Parlamento maltrattato dal premier… Ma può consolarsi pensando che dei due chi sta più inguaiato è il Cavaliere, leader contestato di un partito uno e trino, chiuso a Palazzo Grazioli da un soffocante cerchio magico, abbandonato da Denis Verdini, sfidato dall'ex pupillo Raffaele Fitto. E stretto nella tenaglia di un'alternativa difficile da sciogliere: se chiude per sempre con Matteo Renzi, rischia da una parte l'accusa di badare solo ai suoi interessi e dall'altra l'avvicinarsi al gorgo padano-lepenista di Matteo Salvini; se resuscita il Patto del Nazareno, i suoi avversari potranno rinfacciargli di pagare un prezzo troppo alto per apparire ancora sul teatrino della politica. La sua debolezza, insomma, regala a Matteo Renzi spazio per giocare la sua partita. Ma di notti orribili ne vedremo ancora molte. ©RIPRODUZIONE RISERVATA