Grecia, si apre il dialogo al Consiglio di Bruxelles

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES È arrivato al suo primo Consiglio europeo da protagonista. Alexis Tsipras il premier greco che ha dichiarato guerra a due capisaldi dell'Unione europea, la Troika e il debito è stato solo un pochino messo in ombra dalla tragedia ucraina, ma ha subito saputo riprendersi la scena. Il processo di abbandono delle politiche di austerità era in piedi ben prima che Syriza, e anche le rigidità sul debito a scapito degli investimenti stavano cedendo, e dunque Tsipras è arrivato al momento giusto perché un dialogo si possa aprire. E tra mille dubbi e difficoltà è quello che sta succedendo. Tanto che da questa mattina già partirà un tavolo tecnico per misurare le effettive distanze tra il piano di salvataggio ora in vigore e le proposte di Atene. È un primo passo, non era scontato. Il premier greco alla sua prima entrata al palazzo Justus Lipsius era sorridente, e circondato dai giornalisti ha detto di essere «molto fiducioso che tutti insieme saremo capaci di trovare una soluzione mutualmente soddisfacente, per superare l'austerità, combattere la crisi umanitaria e riportare l'Europa sulla strada verso la crescita e la coesione sociale». Poco dopo il presidente del Parlamento europeo, il socialista Martin Schulz, dopo aver svolto il suo tradizionale incontro all'inizio del Consiglio con i capi di Stato e di governo ha confermato la posizione del greco: «Sono convinto che nei prossimi giorni sarà possibile trovare un compromesso sulla Grecia», ha detto ai giornalisti. Più importanti ancora nel senso della conferma dell'apertura di un dialogo, che sarà comunque lungo e complicato, le parole di due donne che hanno in pugno buona parte dei destini europei. La cancelliera tedesca Angela Merkel è andata oltre le rigidità mostrate dal suo ministro delle Finanze Wolfgana Schauble ammettendo che «bisogna cercare un compromesso, che si ottiene quando i vantaggi superano gli svantaggi. La Germania è pronta, ma bisogna ricordarsi che la credibilità dell'Europa poggia sul rispetto delle regole». A conferma che qualcosa sta accadendo, la Banca centrale europea, che da ieri non accetta più titoli di Atene come garanzia ai prestiti, ha elevato a 65 miliardi, dai 59,5 precedenti, le disponibilità di liquidità a favore della Grecia tramite il meccanismo "Ela" (Emergency liquidity assistance), secondo quanto scrive il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Una cifra che coprirebbe abbondantemente i quasi tre miliardi che mancherebbero ai fondi greci a partire dalla fine di febbraio. L'altra donna è la "prima banchiera" del Mondo, Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario internazionale, che ieri notte, dopo il primo Eurogruppo dedicato alla Grecia ha affermato che «i greci sono competenti, intelligenti, ed hanno riflettuto sui loro problemi. Dobbiamo ascoltarli. Stiamo iniziando a lavorare insieme - ha aggiunto -. È un processo che comincia e che durerà un certo tempo». I "nordici", con il premier finlandese Stubb continuano a mostrarsi rigidi: «L'Europa ha fatto molto negli ultimi anni per tenere la Grecia nell'euro, e continuerà a farlo - ha detto -, ma gli impegni sono impegni», e Atene deve «fare le riforme sotto il controllo dell'Fmi», la Gran Bretagna si conferma una sponda per Tsipras. Il premier Cameron, che ha incontrato il collega greco, ha spiegato che «quello che serve è una soluzione». L'economia britannica, ha detto, «cresce e ha successo», ma «è influenzata dalla situazione europea», e quindi «più a lungo continua lo stallo, peggiore potrebbe essere la cosa per la Gran Bretagna». ©RIPRODUZIONE RISERVATA