Tagli alle Poste, la rivolta dei Comuni
Sulla chiusura dei tre uffici postali e sull'apertura a singhiozzo per altri 19 sportelli si muovono, oltre ai sindacati, anche le forze politiche. Il consigliere regionale Pd Giuseppe Villani ha in programma un incontro con Poste Italiane per chiedere di salvaguardare un servizio essenziale e per sottolineare «il valore sociale di alcuni presidi soprattutto in zone periferiche». Il senatore della Lega Nord Gianmarco Centinaio invece ha preparato un'interrogazione al Ministro dello Sviluppo economico per «scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali». ZINASCO Fronte compatto a Zinasco contro la chiusura degli uffici postali e contro la riduzione degli orari di apertura. Nella sala consiliare del municipio all'incontro organizzato dal sindaco Massimo Nascimbene erano presenti altri 12 amministratori, dal Pavese all'Oltrepo, passando per la Lomellina. Perché il problema dei tagli decisi da Poste Italiane è comune a tutti i piccoli centri e se, per il momento, lo stop riguarda solo l'ufficio postale di Zinasco Nuovo, le aperture a singhiozzo sono già una certezza per qualche Comune e una possibile minaccia per altri. Da qui la decisione di schierarsi in difesa di un servizio primario per la cittadinanza. E la riunione di ieri è servita per stabilire le strategie: la redazione di un documento congiunto da sottoporre a Poste Italiane e, contemporaneamente, la richiesta di un incontro con prefettura, Provincia e Poste. I sindaci di San Martino, Carbonara, Villanova d'Ardenghi, Sannazzaro, Mezzana Rabattone, Mezzana Bigli, Cornale, Bastida, Pieve Albignola, Ottobiano, Zeme, Ferrera ieri hanno incontrato anche Maurizio Dassù e Marcella Massa, della Cisl, e il presidente di Adconsum Lorenzo Galbiati. «Ma attenzione – dicono – la nostra posizione non va confusa con quella dei sindacati. Il compito degli amministratori è quello di tutelare soprattutto le fasce deboli della popolazione, a partire dagli anziani, salvaguardando anche famiglie e imprese». Il tentativo è quello di modificare un piano di riorganizzazione che penalizza buona parte del territorio provinciale e che prevede la chiusura di tre uffici (Zinasco Nuovo, Fossarmato e Lambrinia) e la riduzione dei giorni di apertura per altri 19 sportelli. «Le Poste – sostengono i sindaci - avrebbero messo in atto una decisione unilaterale che segue unicamente la logica del guadagno». E il profitto, aggiungono, non può andare a discapito delle esigenze della collettività. Assicurazioni, telefonia mobile, servizi finanziarti, il pacchetto di prodotti firmati Poste Italiane è sempre più ampio e articolato. Ma dall'altra parte ci sono quei servizi fondamentali che gli uffici postali sono tenuti ad erogare, perché, sottolinea Nascimbene, «la società riceve ingenti contributi dallo Stato per consentire agli uffici periferici di continuare a garantire l'operatività dei propri sportelli. Invece si preferisce sacrificare uffici considerati diseconomici, anche se rappresentano un punto di riferimento nella vita quotidiana». Preoccupato che anche San Martino in futuro possa cadere sotto la scure dei tagli è il sindaco Alessandro Zocca che dice: «Sappiamo che i processi di riorganizzazione rischiano di interessare altre realtà, per questo è necessaria attenzione da parte di tutti». Stefania Prato