«Bimbi crocifissi» L'Onu denuncia l'orrore jihadista

di Maria Rosa Tomasello wROMA Bambini crocifissi, sepolti vivi, decapitati. Bambini trasformati in scudi umani o in schiavi del sesso. Se la barbarie dello Stato islamico può essere ancora più spaventosa delle decapitazioni, degli stupri di massa, se la morte può essere ancora più atroce di quella inflitta al pilota giordano arso vivo in una gabbia, questo orrore è contenuto nel rapporto presentato a Ginevra dal Comitato dell'Onu per i diritti dei minori. Un documento che racconta l'inimmaginabile: la tortura e l'uccisione «sistematica» di bimbi e di famiglie appartenenti a minoranze etniche come gli Yazidi in Iraq, e spinge il Comitato a lanciare un appello al governo iracheno perché sia «assicurata la sicurezza e la protezione dei bambini e delle loro famiglie», mentre davanti all'avanzata dell'Is Baghdad ha più volte chiesto all'Occidente più armi e un migliore addestramento delle sue forze. Dopo la brutale uccisione del tenente Muaz al Kassesbeh è la Giordania, intanto, a ritrovarsi in prima fila nella lotta allo Stato islamico, con una serie di raid in Siria e in Iraq e l'ipotesi di un intervento di terra: Amman, secondo il quotidiano panarabo Asharq Awsat, «non esclude» la possibilità di inviare truppe speciali contro gli estremisti, mentre un account Twitter vicino ai peshmerga curdi rivela che l'aviazione giordana ha bombardato postazioni dell'Is a Mosul, nell'Iraq settentrionale, uccidendo 55 miliziani e sorvolando, al ritorno, l'abitazione della famiglia del pilota ucciso a Karak, dove ieri è arrivato in visita re Abdallah. La Giordania conferma ufficialmente il bombardamento di obiettivi jihadisti in Siria, in coordinamento con la coalizione internazionale: «Vogliamo essere certi che paghino per il loro crimine» dice un portavoce del governo. Al sovrano hashemita arrivata la telefonata di condoglianze del premier israliano Benjamin Netanyahu, primo segnale di disgelo tra i due leader in nome della comune battaglia contro «la barbara crudeltà» dell'Is. Lo Stato islamico continua la sua opera di islamizzazione radicale: a Tel Hamis, località a maggioranza cristiana nel nord est della Siria, è stata imposta la rimozione delle croci dalle chiese. E un "manifesto" di 40 pagine diffuso in rete invita le donne a unirsi all'Is: «Vi sposerete e passerete il resto della vostra vita a occuparvi del focolare domestico» si legge. Matrimoni consentiti alle bambine fin dai 9 anni, stop agli studi a 15 anni, e «chiamata alla jihad nel caso non ci fossero abbastanza uomini». Dal Camerun, intanto, arriva la notizia di un nuovo massacro degli estremisti di Boko Haram: 400 civili, secondo il sito panafricano Kosvi, sono stati uccisi nelle loro case e dentro la grande moschea dai miliziani estremisti nella cittadina di Fotokol. Decine di cadaveri giacciono lungo le strade. Il fronte del terrore si allarga. Dalla Francia, ancora sotto choc dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, il presidente francese definisce «troppo lenti» i successi della coalizione, chiede «a minaccia globale, risposta globale» e ribadisce che «la laicità non è negoziabile». L'Italia, con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, non esclude la possibilità di partecipare con i propri militari a una missione di peacekeeping dell'Onu in Libia, un paese ormai allo sbando dove la principale minaccia è rappresentata dagli jihadisti di Ansar al Sharia: «Ma senza una base politica – dice – nessuno manderebbe i propri militari nel deserto libico, serve una iniziativa diplomatica delle Nazioni unite». Le misure anti-terrorismo, più volte rinviate, annuncia, saranno approvate nel prossimo Consiglio dei ministri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA