la scure su VIA DONEGANI

di Fabrizio Merli w PAVIA Il sindaco, Massimo Depaoli, ha deciso di revocare il consiglio di amministrazione di Asm. La decisione è stata presa ieri, dopo otto mesi di "guerra fredda" tra l'amministrazione comunale di centrosinistra e gli amministratori di via Donegani, nominati dall'ex sindaco di centrodestra Alessandro Cattaneo. L'avviso è arrivato in serata con una scarna nota stampa: «Si comunica che, con atto emesso e comunicato agli interessati in data odierna, il sindaco di Pavia ha avviato il procedimento per la revoca del consiglio di amministrazione di Asm Pavia Spa». Nessun cenno alle motivazioni che hanno indotto il primo cittadino a prendere questa decisione. Un passo inatteso, se si considera che la scadenza naturale del mandato del Cda sarebbe stata il prossimo 15 aprile. Molti osservatori della politica davano ormai per scontato che Depaoli avesse optato per la "fine naturale" più che per l'addio anticipato. Invece, qualche elemento nuovo deve avere fatto cambiare idea all'amministrazione. Inutile chiedere spiegazioni al sindaco. Dopo il brevissimo comunicato stampa, Massimo Depaoli ha cortesemente spiegato di non avere intenzione di aggiungere nulla. Quello notificato al presidente Gianpaolo Chirichelli e ai componenti del consiglio di amministrazione è l'avviso dell'inizio di un procedimento. Il cda avrà dieci giorni di tempo per replicare. Poi arriverà la decisione definitiva. Che per legge deve essere fondata su una "giusta causa", e questo è il secondo snodo da tenere in considerazione. In altre parole, non basta che, ad esempio, Chirichelli abbia a suo tempo dichiarato di rispondere non al Comune (socio di Asm al 95,7 per cento) ma alla Lega Nord, che lo aveva indicato. Nè bastano i tanti episodi che hanno caratterizzato otto mesi di difficile convivenza. Dalla vicenda del pesante buco nei bilanci di Asm lavori, alla decisione di mettere all'ordine del giorno la nomina di un amministratore unico quando il sindaco aveva già avviato la selezione per individuare tre componenti del futuro Cda, sino alla nomina di un organismo di vigilanza (poi ritirato) all'insaputa di sindaco e assessore. Secondo la giurisprudenza, «la revoca può avvenire solo quando i fatti contestati siano oggettivamente idonei a mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore». In caso contrario, il Comune dovrà pagare gli stipendi dovuti sino a fine mandato ed essere eventualmente chiamato a rispondere dei danni. La decisione, ieri, è stata presa al termine di un lungo summit pomeridiano tra il sindaco e tre avvocati che, normalmente, si occupano delle vicende legali del Comune. Difficile credere che nessun esperto in diritto amministrativo o in diritto societario abbia fatto presente al primo cittadino il rischio al quale esponeva l'ente. Quindi bisogna presumere che l'amministrazione di centrosinistra abbia in mano delle "carte" che, sino ad ora, non aveva ancora visto. L'arrivo di una imponente mole di documentazione alla commissione di garanzia, incaricata di svolgere un'indagine sulla gestione di Asm, potrebbe essere una prima ipotesi. Così come eventuali novità sulle ragioni che determinarono la perdita di 470mila euro nel bilancio di Asm lavori, per la quale è stato appena proposto un piano industriale. Sul piano politico, ieri sera vi è stata la presa di posizione di Antonio Bobbio Pallavicini, capogruppo di Forza Italia: «Sono solidale con il presidente Chirichelli e con il Cda, che ha sempre dato seguito alle indicazioni del Comune. Nel documento inviato al Cda c'è scritto che la fiducia è venuta meno perchè i consiglieri hanno più volte ottenuto il dissenso dell'opinione pubblica. Che significa? Che se domani la gente si lamentasse di Depaoli, lui darebbe le dimissioni da sindaco? Prendo atto dell'incapacità della giunta di gestire questioni elementari come questa».