ORRENDO IS COSÌ VICINO AL NAZISMO
di GIANCESARE FLESCA Attraverso i molti schermi di cui ormai disponiamo, ieri è andata in onda l'immagine del "male assoluto" nella sua versione storica e in quella attuale. Da una parte i bianco e nero indelebili della shoah, vergogna del ventesimo secolo, dall'altra i fotogrammi convulsi e colorati dei miliziani dell'Is in azione a Tripoli, orrore e minaccia dei nostri tempi. Come i lager nazisti, anche quelli imposti dal Califfo sono alle porte di casa nostra, se non già dentro i nostri confini. Allora il mondo preferì non sapere, adesso non può. Le somiglianze fra i due fenomeni sono sempre più evidenti. Nella giornata della memoria, si è ripetuto da ogni parte che il nazismo fu un'ideologia basata sulla negazione della vita ai diversi da sé, sull'idea del popolo eletto (Gott mit uns), su una violenza utile a imporre il terrore, su un'aggressività militare sconfinata. E cosa ha di differente il jihadismo nella sua ultima e più estrema versione? Per gli uomini di al Baghdadi la vita degli infedeli, ma anche di quelli della loro stessa fede che non gli obbediscono o che praticano un rito islamico non rigorosamente sunnita, non merita alcun rispetto. Anzi: che si tratti di mozzare la testa a un ostaggio (non necessariamente occidentale, la minaccia pesa anche su un cittadino giordano) o di eliminare a raffica gli avversari buttandone i cadaveri in una fossa comune, tutto viene compiuto perché «Dio è con loro». È con loro quando assaltano il più grande albergo libico ammazzando nove persone, ma potevano essere molte di più, (magari italiani) per poi immolarsi nel rituale-anche quello fanatico e folle relitto del secolo breve-dei kamikaze. Allah assiste i complici africani quando radono al suolo interi villaggi, come accade quotidianamente nel nordest della Nigeria, trucidando i civili, sequestrando giovani donne per venderle come schiave poiché, in quanto infedeli, sono già fortunate se non gli va peggio. I bambini sono poi destinati alla causa. Come accadeva con la Hitlerjugend, vanno indottrinati nel segno di un Corano palesemente blasfemo e preparati alla guerra. Purtroppo li abbiamo visti uccidere e recitare il sadico commento preparato dagli adulti. E che pena guardare poveri ragazzini imbracciare il Khalashnikov, proprio come dovettero fare poco prima del crollo gli adolescenti tedeschi nel nome del Fuhrer. Dovevano farlo perché appartenenti - spiegava Hitler - a una razza superiore, di fronte alla quale prima o poi il mondo intero si sarebbe dovuto inchinare. Le Bande Nere si considerano anch'esse un popolo di eletti, tanto è vero che praticano sistematicamente la pulizia etnica, mettendo incinta le donne degli "altri". Nei giorni scorsi sono arrivate le testimonianze di donne yazide, cioè appartenenti a quella minoranza che ha dovuto fuggire sui monti, molte delle quali, piuttosto che dare alla luce un figlio dello stupro perpetrato scientificamente fin dai primi giorni, hanno preferito abortire o togliersi la vita. Sappiamo che eguale sorte è toccata a cristiane, curde, sciite. Chi ha letto i libri sulla propaganda di Himmler nell'Europa degli anni '30 e '40 può rendersi conto che il proselitismo degli ultrà islamisti si basa sugli stessi,semplici concetti amplificati dalla loro abilità mediatica: in primo luogo alimentare il terrore, e poi diffonderlo. Nelle banlieu francesi o tedesche il messaggio arriva forte e chiaro, come è arrivato a Parigi, e anche in questo caso il distillato di veleno è rivolto soprattutto agli ebrei, costringendoli purtroppo a reagire talora "urlando coi lupi", il pericolo maggiore per i giusti, secondo le parole del filosofo che fondò il sionismo, Theodore Herzl.La conquista di Kobane,questa Stalingrado medio-orientale, da parte dei peshmerga curdi, è stata salutata nel mondo con entusiasmo. Ma non ci si può illudere che la guerra contro l'Is venga vinta soltanto con il loro coraggio e i raid aerei occidentali. Forse è tempo che ai Paesi arabi "amici", dall'Egitto all'Arabia Saudita, l'Occidente chieda di sporcare gli stivali dei loro soldati in Mesopotamia. Magari nel nome di Allah, se così vorranno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA