Colpo di scena: tornano i senatori a vita

ROMA Il Senato sarà composto da «novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica»: lo prevede l'emendamento di Ettore Rosato del Pd alla riforma approvato dall'Aula di Montecitorio che ripristina il testo varato in Senato. La modifica approvata dall'Aula con 302 s, 133 no e 4 astenuti, ripristina il testo approvato in prima lettura a Palazzo Madama e modificato in commissione Affari Costituzionali a Montecitorio con l'approvazione di un emendamento della minoranza del Pd su cui il governo era stato battuto. Al voto si è arrivati dopo un lungo dibattito nel quale sono emersi i dissidenti nel Pd (per tutti Gianni Cuperlo che ha annunciato la sua non partecipazione alla specifica votazione, ma anche Alfredo D'Attorre e Enzo Lattuca che hanno annunciato il voto contrario) e in Forza Italia: per tutti critici sono stati Maurizio Bianconi e Pietro Laffranco. Alla votazione hanno preso parte dieci sottosegretari e tre ministri (Orlando, Lanzetta e Madia). Pippo Civati, in realtà, è stato l'unico deputato del Pd a votare contro l'emendamento Rosato. Ad astenersi, secondo i tabulati della votazione, sono stati in due: la prodiana Sandra Zampa e Michele Ragosta. I Democratici assenti alla votazione sono stati 65: tra loro anche Giuseppe Lauricella, autore dell'emendamento che contro il parere del governo aveva fatto «saltare» i senatori a vita in commissione. «Certo, che mezza Forza Italia (non certo tanti di noi) voti perfino per rimettere i senatori a vita, pur di restare abbarbicati al patto con Renzi, la dice lunga...», ha affermato Daniele Capezzone (Forza Italia), presidente della commissione Finanze della Camera.