Mosca: crolla il Pil, capitali in fuga

MOSCA Ancora brutte notizie per l'economia russa: secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), nel 2015 il Pil della più importante tra le repubbliche ex sovietiche subirà una contrazione del 4,8%, e non di un modesto 0,2% come annunciato precedentemente. Si tratta di una stima addirittura peggiore di quella indicata pochi giorni fa dalla Banca mondiale, che ha anche lei rivisto al ribasso le sue aspettative su Mosca prevedendo per quest'anno un calo del Pil del 2,9%. E intanto la discesa agli inferi del rublo dovuta alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina e al crollo del greggio fa registrare alla Russia un altro record poco invidiabile: una fuga di capitali di 151,5 miliardi di dollari nel 2014. Anche l'economia della Cina - a cui la Russia guarda con favore come partner economico per cercare di sopperire ai cattivi rapporti con l'Occidente - avrebbe registrato la sua crescita più bassa dal 1990. L'incremento del Pil cinese nel 2014 è infatti stimato tra il 7,3 e il 7,4% (rispetto al +7,7% del 2013). Ma l'economia russa se la passa molto peggio e la crisi potrebbe influenzare negativamente i Paesi vicini che hanno stretti legami con Mosca. La contrazione del prezzo del petrolio, che da giugno ha superato il 50%, ha una grossa fetta di responsabilità visto che le risorse energetiche rappresentano circa la metà del bilancio federale. Le sanzioni di Ue e Usa stanno intanto limitando le possibilità per le banche russe di accedere ai capitali stranieri, e la banca centrale ha di recente offerto 17 miliardi di dollari di pronti contro termine in valuta straniera per ridare ossigeno al mercato.