Più flessibilità a chi fa le riforme

di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO Il fronte della flessibilità nelle regole dell'Unione europea ha segnato un punto a suo favore. Importante. Ieri la Commissione europea ha emanato le sue "linee guida per sostenere le riforme strutturali e gli investimenti" e, come chiedeva Matteo Renzi, ha ammesso possibili scostamenti dai parametri fissati a Bruxelles per quei paesi che fanno (davvero) riforme strutturali e vogliono investire per la crescita e l'occupazione. La decisione, presa a Strasburgo durante la sessione del Parlamento europeo, è complessa, ed è piena di "se" e "ma", però permette, ad esempio, di escludere dal conto del deficit i soldi che i governi verseranno al Fondo europeo per gli investimenti lanciato dal presidente delle Commissione Jean-Claude Juncker, come era atteso da tempo. La novità è che anche i cofinanziamenti nazionali a progetti sostenuti dall'Unione possono, in alcune condizioni, non aggravare la situazione contabile dei Paesi. Per l'Italia questo vuol dire che se le riforme strutturali annunciate e quelle già in via di approvazione avranno un percorso credibile con molte probabilità non sarà necessario fare manovre di aggiustamento per risanare gli scostamenti (inevitabili) che nascono dalla necessità di finanziare i progetti. Ancora, via dallo stesso calcolo le spese nazionali per le opere infrastrutturali previste dai programmi europei per le grandi reti (trasporti, telecomunicazioni ed energia) e il fondo che li finanzia (Cef). La proposta della Commissione dovrà ora essere approvata dagli Stati membri. L'obiettivo è raggiungere un accordo politico entro aprile, e per evitare resistenze da chi vorrebbe mantenere la rotta del rigore si pongono due condizioni: questa regola avrà durata limitata nel tempo e nell'entità (0,5%) della deviazione degli obblighi di correzione delle finanze pubbliche. Ai Paesi dell'Ue che attuano le riforme strutturali sarà concessa una "deviazione temporanea" dagli obiettivi di consolidamento fiscale. Letta al contrario questa frase vuol dire che viene concesso più tempo per riportare deficit e debito entro i limiti prestabiliti, ma si dovrà dimostrare che le riforme avranno impatto positivo nel medio termine. «La comunicazione della Commissione sulla flessibilità rappresenta un primo passo, l'avvio di un percorso che l'Italia e gli altri partner dovranno proseguire», afferma il ministro dell'Economia Padoan, giudicando le linee guida «un importante risultato della presidenza italiana della Ue». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA