ALLARME TERRORISMO

di Fiammetta Cupellaro wROMA Su place de la Rèpublique ci sono ancora le bandiere con il tricolore lasciate dai ragazzi sulle pensiline dei bus e che nessuno osa togliere. A place de la Nation, su una vetrina troneggiano le vecchie vignette di Charlie Hebdo, in attesa di quelle che verranno pubblicate domani dai superstiti alla strage compiuta dai fratelli Kouachi. Così in rue Nicolas Appert, l'entrata della redazione è invasa da disegni e candele. A Porte de Vincennes l'ingresso dell'Hyper Cacher, dove Amedy Coulibaly il 9 gennaio ha ucciso quattro persone ebree, è diventato mèta di un pellegrinaggio continuo da parte della gente del quartiere. Ma sono tutte le strade di Parigi a mostrare i segni dei tre giorni vissuti sotto lo scacco della minaccia jihadista costato la vita a venti persone. Tre giorni che hanno sconvolto non solo la Francia, ma l'intera Europa. È difficile non imbattersi girando per la città in una vignetta firmata da Charb o Wilinski, in una foto di "matita spezzata" diventata il simbolo della strage dei vignettisti, oppure, in un cartello nero con la scritta "Je suis Charlie Hebdo". E sono le stesse vie che domenica erano invase da due milioni di persone in un corteo definito "storico" con alla testa capi di Stato e leader delle istituzioni europee stretti uno accanto all'altro. Abbracciati, per mostrare al mondo che l'Europa «non ha paura». In questo clima, i parigini ieri sono tornati alla normalità. «Ma niente sarà più lo stesso» sembra essere il sentimento unanime. E mentre le televisioni mandavano in onda il video che mostra la fuga in Turchia dell'unica superstite della cellula terroristica Hayat Boumeddiene, la ventiseenne moglie di Coulibaly, il premier Valls ha dichiarato: «La caccia continua. Non ci sarà scampo per chi ha collaborato al massacro di Parigi». Parole a cui gli integralisti di al Qaeda nel Magreb islamico hanno risposto attraverso i siti. «Finché i soldati francesi occupano paesi come il Mali e bombardano la nostra gente in Siria e Iraq e finché la sua stupida stampa continuerà ad offendere il Profeta, la Francia si esporrà al peggio». Secondo la polizia, comunque, sarebbero almeno sei le persone che facevano parte della cellula terroristica islamica che ha sferrato l'attacco al cuore di Parigi e che ora sarebbero in fuga. Ma è Hayat Boumeddiene, vissuta alle porte della capitale, la donna più ricercata di Francia. Partita da Madrid il 2 gennaio, lo stesso giorno è atterrata a Istanbul per passare il confine con la Siria l'8, il giorno dopo la strage a Charlie Hebdo. Un filmato la mostra al controllo passaporti. Il capo coperto da un velo bianco è accompagnata da un uomo: Mehdy Sabry Belhoucine di 23 anni. Le formalità sono durate pochi minuti. I due hanno trascorso la notte a Kadikoy sulla sponda asiatica di Istanbul, poi sempre indisturbati, si sono trasferiti a Sanliurfa, al confine con la Siria. Di fronte a quel video sono montate le polemiche. Perché nessuno l'ha fermata, visto che la Hayat era già sotto controllo della polizia? Non solo. In un interrogatorio reso nel 2010 la Boumeddiene aveva detto di aver accompagnato suo marito Coulibaly e Chèrif Kouaci nelle visite al predicatore integralista Djamel Beghal agli arresti domiciliari. Il ruolo della ragazza, ormai è certo, è stato fondamentale per la pianificazione degli attacchi a Charlie Hebdo e all'Hyper Cacher. Secondo la polizia, si sarebbe scambiata 500 telefonate nell'ultimo anno con Izzana Hamyd moglie di Chèrif autore della strage del 7 gennaio. L'incubo dunque non è finito per Parigi. La minaccia jihadista resta alta. La città è blindata. Rafforzata la vigilanza sugli obiettivi sensibili, ambasciate, luoghi di culto e monumenti-simbolo. Ma soprattutto sulle 717 scuole ebraiche del paese con il dispiegamento di cinquemila agenti. Coubaly il terrorista che ha tenuto sotto sequestro venti clienti del supermercato kosher ha detto che voleva puntare ad una scuola ebraica. Il suo obiettivo non era un negozio, ma un asilo pieno di bambini lì vicino. ©RIPRODUZIONE RISERVATA