L'Eliseo: rivediamo le regole di Schengen

ROMA La libera circolazione del sistema Schengen, su cui l'Unione europea pone le sue stesse fondamenta, non è in discussione. Ma dopo le 17 vittime del terrore dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly (tornati in Europa dopo l'addestramento nei campi di battaglia delle aree di crisi) i 28 tornano a chiedere alla Commissione Ue di «impegnarsi» per «attuare modifiche al regolamento di Schengen» e ottenere più informazioni sui movimenti alle frontiere. La richiesta è però ben lontana dall'«annullamento» e dalla «sospensione» su cui insistono i leader del Front National Marine Le Pen e quello della Lega Matteo Salvini. Perché «Schengen è una grande conquista di libertà, e non si può regalare ai terroristi il successo di tornare indietro» spiega il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Si tratta della nostra «libertà di circolazione», evidenzia il capo della Farnesina Paolo Gentiloni. A farsi portavoce della richiesta di revisione del regolamento è il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve, al termine di una riunione straordinaria, a palazzo Beauveau. Un incontro che precede la grande marcia di Parigi, e a cui partecipano i ministri dell'Interno di Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Italia, Olanda, Polonia, Gran Bretagna e Svezia, della Lettonia, presidente di turno del Consiglio Ue, di Stati Uniti e Canada. Un gruppo che da due anni lavora sul fenomeno dei circa 3mila europei andati a combattere in Siria (una cinquantina gli italiani), in Iraq, in Afghanistan. La modifica era già stata chiesta lo scorso anno dal Belgio, all'indomani della sparatoria al museo ebraico di Bruxelles, dove Mehdi Nemmouche, addestrato in Siria, aveva ucciso quattro persone. Ma il dossier non ha fatto grandi progressi, così come resta bloccato al Parlamento europeo il progetto di direttiva sul Passenger name record (Pnr), per la registrazione dei passeggeri sui voli nell'area Schengen. «Uno strumento fondamentale», secondo i ministri Ue, che cozza contro il «no» di molti eurodeputati, preoccupati di un eccessivo abbassamento della soglia dei dati sensibili. Ma si pensa anche al rafforzamento del dialogo con i colossi di Internet e a un rafforzamento dello scambio di informazioni. La presenza di «cellule dormienti» anche in Italia non può essere esclusa, dice Alfano: «Non esiste in questo momento un Paese a rischio zero».