Falso, assolta perché costretta dal marito

PAVIA I genitori di Annamaria Salerno hanno atteso con il cuore in gola la sentenza nel corridoio del palazzo di giustizia di Pavia. E solo quando l'avvocato Fabio Diodato è uscito dall'aula per rassicurarli hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo giorni di angoscia. La figlia, 32 anni, che aveva iniziato uno sciopero della fame nel carcere Piccolini di Vigevano in cui è detenuta, ieri pomeriggio è stata assolta dall'accusa di falsità ideologica. Le veniva contestata la compilazione fittizia di domande di emersione per alcuni immigrati che, secondo la difesa che è riuscita a dimostrare la sua tesi, sarebbero state imposte con pesanti pressioni dal marito. «Il giudice ha riconosciuto che si è trattato di un fatto commesso in stato di necessità – spiega l'avvocato Diodato –. La mia cliente ha dovuto sottostare alle richieste imposte dal marito. Un giorno si era persino trovata in casa quattro o cinque immigrati che la volevano ringraziare. Lei non ha accettato e per il suo rifiuto del denaro che le era stato offerto è stata anche picchiarta dal marito». Una parabola discendente dolorosa la vita di Annamaria salerno, tracciata dal suo difensore. «Aveva un lavoro all'università di Milano, una vita normale – prosegue Diodato –. Poi l'incontro sbagliato con l'uomo che è diventato suo marito ha cambiato il suo destino». E i guai si sono accumulati in fretta. Tanto che per diverse truffe che le vengono contestate, con l'aggravante della continuazione, Annamaria Salerno sta già scontando in carcere tre anni e 4 mesi. Prima di Natale la donna, che abita a Milano, in via Baroni, è stata prelevata dagli uomini della questura di Pavia, in esecuzione a un provvedimento di carcerazioneche era stato emesso dal tribunale di Milano, Ufficio esecuzioni penali, pochi giorni prima. (m.g.p.)