Dal delitto Matteotti alla svolta autoritaria che spense le ultime speranze dell'Aventino
Il rapimento e l'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (nella foto), eliminato dalla "Ceka", una squadra di sicari fascisti dopo che aveva denunciato alla Camera brogli e violenze avvenuti durante le elezioni del 6 aprile 1924, sembrò dare nuova forza alle opposizioni. Per protesta, lo schieramento antifascista lasciò il Parlamento dando vita alla «secessione aventiniana». Ma la speranza in un intervento di re Vittorio Emanuele III che ritirasse la fiducia a Mussolini, andò delusa e l'Aventino si consumò tra liti interne (i comunisti intanto avevano deciso il rientro a Montecitorio) e sterili discussioni, mentre il fascismo, superata la bufera, riprese il sopravvento. Nel gennaio del '25 le misure repressive che spensero le ultime speranze in una rivincita democratica.