Il "Norman" è a Brindisi Applausi per i soccorritori
ROMA Quando il relitto del Norman Atlantic arriva nel porto di Brindisi dalle sue fiancate annerrite dal fuoco esce ancora fumo. Poi il traghetto trainato dai rimorchiatori dalle coste dell'Albania, dove si era arenato il 28 dicembre scorso, viene ormeggiato alla banchina di Costa Morena Nord e una folla accoglie gli eroi del disastro: otto vigili del fuoco brindisini che per sei giorni, col mare in burrasca, hanno salvato passeggeri e spento le fiamme dell'incendio. «Il momento più difficile - racconta Nicolò Maringelli, comandante del Marietta Barretta che è rimasto agganciato al Norman Atlantic conducendolo a Brindisi - è stato al nostro arrivo, quando il traghetto era in fiamme e sentivamo via radio la disperazione del comandante che ci chiedeva di buttare acqua a tutto spiano. Abbiamo spento il fuoco più grande, perché i passeggeri potessero raggrupparsi sul ponte di comando e scampare alle fiamme». Al trionfo dei pompieri, lodati dal ministro dell'Interno Alfano, è poi seguito il sopralluogo sul relitto del pm della procura di Bari, Ettore Cardinali. Gli inquirenti hanno recuperato la scatola nera, che, spiega il pm, «sarà analizzata a Bari nei prossimi giorni con un accertamento tecnico irripetibile» ma, aggiunge, «non è possibile entrare nella parte interna del Norman Atlantic e verificare il contenuto ed eventuali altri corpi che non si esclude ci siano». Ipotesi che sembrerebbe confermata da alcuni testimoni. «Abbiamo visto morire persone asfissiate, i loro corpi sono nella nave. Quando una porta tagliafuoco si è chiusa, molti sono rimasti bloccati dietro di noi, non l'hanno superata. Battevano con le mani perché riaprissimo lo sbarramento, ma non ce l'abbiamo fatta. Due li abbiamo visti chiaramente dagli oblò cadere e morire soffocati» dicono gli avvocati di tre superstiti greco-albanesi riferendone il racconto. Per quanto riguarda il numero dei dispersi, il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, ha chiarito che non sono più di 15. I calcoli del procuratore partono «dai 499 che sembravano all'inizio gli imbarcati, compresi i 18 overbooking e i tre clandestini accertati. Se si tolgono i 477 che sono stati salvati e gli 11 deceduti si arriva a un numero di dispersi che non supera le 10-15 unità a seconda dell'attendibilità che si attribuisce alla lista d'imbarco in nostro possesso». Poi Volpe precisa che «i numeri ufficiali si potranno sapere quando la Grecia si deciderà a darci una lista d'imbarco attendibile». La procura di Bari inoltre, nell'ambito dell'indagine sul naufragio, ha indagato altre quattro persone oltre al comandante della nave Argilio Giacomazzi e all'armatore Carlo Visentini. Si tratta del primo ufficiale del traghetto, Luigi Iovine, del secondo ufficiale di macchina Francesco Romano, del responsabile della società noleggiatrice Anek, Fantakis Pavlos, e del rappresentante legale della società il cui nome non è stato reso noto. Oltre che dalla scatola nera, le prime risposte arriveranno anche dall'esito delle autopsie sulle 9 salme che inizieranno lunedì.