Stalking, imprenditore a giudizio
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Quella che ha portato sul banco degli imputati, con l'accusa di stalking, un imprenditore di 45 anni, è la fine di una storia d'amore. Una storia che si è sfilacciata nel peggiore dei modi e che ieri è stata raccontata, con amarezza, nell'aula del Tribunale di Pavia davanti al giudice Luigi Riganti, dalla vittima, una donna di 33 anni. I fatti risalgono al 2008 quando la donna scopre di aspettare un bambino. Da quel momento l'idillio si spezza, cominciano i dissapori. «E' stata una gravidanza difficile – racconta la donna, assistita dall'avvocato Orietta Stella –. Io ho disdetto il contratto della mia casa e mi sono trasferita da lui. Ma non sono mai stata accettata. Andavo a casa sua alle 21 ma dovevo uscire alle 7.30 del mattino quando lui si recava in ufficio. Non mi permetteva di stare lì da sola. Quando è nato il bambino questi ritmi sono diventati impossibili. Speravo di averlo accanto, che potesse cambiare. Invece non voleva lì neppure nostro figlio». Lui, l'ex compagno, è seduto in aula, accanto al suo difensore, l'avvocato Gianluigi Tizzoni. E lei prosegue nel racconto, elencando umiliazioni, discussioni continue e racconta un menage in cui lei si trasferisce dai genitori e torna da lui con il bambino solo nel fine settimana. Fino a quando decidono di affittare una casa comune. Ma le cose non migliorano «E un giorno accade un episodio che mi spaventa. Stanca della situazione gli dico che voglio andarmene e lui mi minaccia. Dice che mi avrebbe fatto tagliare la gola. Non lo riconoscevo più, sono rimasta senza respiro». Quel giorno segna la rottura. Lei torna dai genitori con il bimbo ma lui la cerca di continuo, le invia sms, le lascia intendere che ogni suo passo è controllato. «Avevo paura e mi sono trasferita nel paese dei miei genitori – racconta la donna –. Ma lui si appostava nei pressi e controllava i miei movimenti. Pretendeva che lo avvisassi di ogni spostamento perché avevo suo figlio». Il desiderio di vedere il bambino, secondo la difesa, spingeva l'imputato a contattare la donna. «Ci ha seguito anche in vacanza, in Liguria – dice lei – E qui, un giorno, scopro che è entrato nella mia casa di Pavia durante la mia assenza, forse con un doppione delle chiavi. Sprofondo nel panico». Da quel momento lei non si sente più sicura. Dorme per mesi con tutte le luci di casa accese anche di notte, chiede il supporto di uno psicologo, modifica le sue abitudini, anche quelle più semplici come fare la spesa o andare a messa. Il 24 febbraio l'imputato tornerà in aula. Sarà la volta del contro esame dell'avvocato Tizzoni. Poi sarà l'imprenditore a deporre.