Spunta la truffa del gasolio 6 arresti, tre sono militari

ROMA Che l'inchiesta Mafia Capitale e quei 37 arresti di ormai due settimane fa fossero solo l'incipit di un articolato intreccio criminale era chiaro. Per altro preannunciato dal procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. E dunque, la prima costola nata dall'indagine sulla cupola guidata dall'ex terrorista Massimo Carminati, è l'operazione "Ghost Ship". Si tratta di una frode all'erario da 7 milioni di euro sottratti fingendo l'acquisto di 11 milioni di litri di gasolio destinati alla Victory I, una nave che però è affondata più di un anno fa. Nella truffa sono coinvolte sei persone, tra cui tre ufficiali della Marina militare e rappresentanti legali di tre società, tutti arrestati ieri dalla Guardia di finanza. Punto di contatto tra questi soggetti e il sodalizio di Carminati era il distributore di corso Francia a Roma, luogo di appuntamenti tra il "nero" e altri esponenti del "mondo di mezzo". Per il gip Alessandro Arturi, che ha accolto le richieste del pm Mario Palazzi, si tratta di soggetti «dalla caratura criminale di notevole spessore» che nella Capitale avevano localizzato «il cuore pulsante della consorteria e del piano delittuoso». Il filone dell'inchiesta si apre per via dei contatti di Massimo Perazza, detto "Massimo il romanista", con Roberto Lacopo (tra gli arrestati nell'inchiesta Mafia Capitale) avvenuti appunto nei dintorni del distributore di corso Francia, che secondo il Ros era il punto dove il gruppo si incontrava e organizzava strategie. L'associazione aveva organizzato, solo sulla carta, la consegna di milioni di litri di carburante presso il deposito della Marina di Augusta, Siracusa. Lo stratagemma consisteva nell'attestare il finto rifornimento per la nave cisterna che, in realtà, è naufragata nel settembre 2013 nell'Oceano Atalantico. Il carburante veniva fornito dalla ditta danese O. W. Supply A/S, riconducibile a Lars P. Bohn, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare e titolare di un appalto con l'amministrazione della Difesa, che si avvaleva della collaborazione di due società italiane quali brokers, la Global Chemical Broker srl di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D'Aloja, anche in manette perché ritenuti complici di Bohn. Trait d'union tra la Marina e l'associazione, Mario Leto, capitano di Corvetta della, e il primo maresciallo Sebastiano Di Stefano. Indagati anche altri due appartenenti alla Marina, i marescialli Salvatore De Pasquale e Salvatore Mazzone, e un tecnico chimico, Francesco Ippedico, che attestava la qualità e le caratteristiche del prodotto mai consegnato.