Torture ai prigionieri La Cia nella bufera Obama: «Illegittimo»
di Andrea Visconti wNEW YORK Le torture della Cia sono moralmente detestabili, ma forse sono servite per scongiurare atti di terrorismo che hanno salvato la vita a gente innocente. È questa la posizione ambigua che sembra emergere dalla Casa Bianca il giorno dopo la pubblicazione di un rapporto dettagliato sulle torture fisiche, emotive e sessuali con cui l'intelligence Usa ha cercato di ottenere informazioni da detenuti arrestati in Afghanistan e Iraq nel decennio dopo la strage dell'11 settembre. Barack Obama ha condannato le attività della Cia e le menzogne con cui i servizi segreti hanno cercato di nascondere la verità all'opinione pubblica e ai membri del Congresso. Ma il suo portavoce rimane nel vago davanti a chi gli chiede se quelle attività illegali abbiano dato i risultati sperati. Tanto più ora che gli jihadisti nel mondo già minacciano vendetta: «Fratelli e sorelle, vendicatevi del serpente americano», hanno esortato alcuni sul web, arrivando persino a teorizzare che «essere decapitati è 100 volte più umano, più dignitoso di quello che queste sporche canaglie hanno fatto ai musulmani». Martedì John Brennan aveva dichiarato, usando un eufemismo, che gli interrogatori con «tecniche caricate» avevano contribuito a «sventare complotti di attacchi, catturare terroristi e salvare vite». Il portavoce di Obama si era limitato a commentare affermando che l'unica domanda legittima da porsi è se sia stato giusto che gli Stati Uniti abbiano seguito quei metodi. «La risposta a quella domanda è no». «Il presidente non ritiene che l'uso di interrogatori con tecniche rafforzate sia stato positivo nell'interesse della sicurezza nazionale», ha detto Josh Earnest. «Non ritiene che sia stato buono per quanto riguarda la statura morale degli Stati Uniti. Ritiene che abbia danneggiato l'autorità morale del nostro Paese ed è questa la ragione per cui quel tipo di interrogatori sono proibiti». La posizione della Casa Bianca è ambigua perché da una parte critica l'amministrazione Bush per il suo operato, dall'altra fa attenzione a non apparire debole coi terroristi e vulnerabile a nuovi attacchi perché troppo cauta nell'ottenere informazioni vitali per la sicurezza del paese. Nessun dubbio invece all'Onu, dove qualcuno preme perché le torture di allora vengano punite. Ben Emmerson, commissario speciale per l'antiterrorismo e i diritti umani, ritiene che il capo per la sicurezza nazionale sotto Bush debba venire messo sotto processo e così pure il direttore della Cia e altri ancora. «Il rapporto del Senato dimostra che c'era una chiarissima politica orchestrata ai massimi livelli dell'amministrazione Bush che permetteva in modo sistematico crimini e palesi violazioni delle leggi internazionali sui diritti umani». Il rapporto sulle torture ha scatenato un dibattito interno negli Usa, ma non ha sorpreso la maggior parte degli osservatori nel mondo islamico. «Sono dieci anni che gli arabi sono furibondi con gli Usa per le torture», ha commentato Shadi Hamid, ricercatore del Centro Studi Medio Orientali del prestigioso Brooklings Institution. «Semmai ci sembra così buffo che gli americani stiano avendo un vero dibattito sulla questione dieci anni dopo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA