Morì con le gemelline la perizia slitta ancora

PAVIA Hanno chiesto 4 ore in più, ma i giudici, tenuto conto della complessità del caso, hanno deciso di concedere un'altra settimana. Slitta ancora il deposito della perizia sul caso di Imane Quaous, la donna di 26 anni morta a gennaio del 2010 al San Matteo insieme alle gemelline che portava in grembo. La perizia, che riporta indietro le lancette del processo, è stata disposta dai giudici della Corte di appello, che avevano deciso ulteriori approfondimenti. I consulenti (un medico legale, un ginecologo, un neurologo e un otorino) saranno sentiti nell'udienza fissata per il 3 febbraio, quando il procuratore generale farà anche le sue conclusioni. Per il caso della donna morta con le bimbe erano stati condannati in primo grado i neurologi del Mondino Maurizia Maurelli (3 mesi) e Cristina Cavalletti (6 mesi), ma il procuratore generale aveva chiesto in appello la condanna anche per gli otorini del San Matteo Elina Matti e Antonio Occhini, che erano stati interpellati nel tentativo di dare una risposta ai sintomi di nausea e vomito che presentava la paziente. Sintomi che avevano fatto pensare, all'inizio degli accertamenti, a una neurite vestibolare, mentre la donna, come confermò l'autopsia, aveva un tumore al cervello. Una patologia, quindi, secondo l'accusa non diagnosticata. La donna, secondo la ricostruzione della procura, era stata portata in sala parto quando era ormai troppo tardi. Per questo, il procuratore generale aveva chiesto la condanna anche per i sei ginecologi del San Matteo assolti in primo grado, ma solo per il risarcimento, come chiesto dalla parte civile (il vedovo Ibrahim Et Tori e il figlio, rappresentati dall'avvocato Gianfranco Ercolani). La richiesta era stata presentata per il direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Matteo Arsenio Spinillo e i medici Luciana Babilonti, Fausta Beneventi, Francesca Perotti, Laura Montanari e Giorgia Gaia. Ma con la perizia è stato rimesso tutto in discussione. (m. fio.)