Schettino in aula accusa tutti

GROSSETO Francesco Schettino contro tutti: lui la manovra da navigatore provetto sotto il Giglio l'aveva impostata bene e gli sarebbe anche riuscita. Ma i suoi ufficiali in plancia, dice, non compresero che le distanze dagli scogli erano sbagliate e, soprattutto, non lo avvisarono in tempo dell'urto imminente. È questa la "sua" verità, che fa perno su una presunta correttezza della manovra di avvicinamento al Giglio. Ma per la procura l'ex comandante della Concordia rischia oltre 20 anni. «Neanche avessi una scolaresca», ha accusato in aula al processo in corso a Grosseto. In realtà, afferma Schettino, «fui tratto in inganno dal mutismo generale in plancia di comando», poi «vidi la schiuma dell'acqua dal finestrone». La sua difesa, davanti alle domande del pm Alessandro Leopizzi che ieri ha cominciato ad interrogarlo sul naufragio del Giglio, diventa chiara: Schettino ripartisce le responsabilità tra gli errori e le omissioni degli ufficiali di plancia con lui la sera del 13 gennaio 2012, tutti indagati che hanno patteggiato. Secondo lui, avrebbero dovuto avvisarlo che la nave finiva dritta contro gli scogli. Una verità che non risparmia il comandante in seconda Ciro Ambrosio il quale – a dire di Schettino – esitò, perdendo tempo, a commutare la navigazione da automatica a manuale. Nè sottostima gli errori del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin, che sbagliò le virate nel momento cruciale. In uno sfogo ha perfino accusato il cartografo Simone Canessa. E in generale tutta la plancia. Il mutismo generale mi ha tratto in inganno», ha detto Schettino. «Se qualcuno avesse avuto accuratezza non avrei detto "andiamo sugli scogli" ma qualcuno degli ufficiali mi avrebbe dovuto dire "Comandante, siamo sugli scogli!": e invece stettero zitti». Ce n'è anche per gli ospiti in plancia, dal maitre Antonello Tievoli, che gli chiedeva l'inchino, a Domnica Cemortan. E Schettino precisa che è al maitre che ha fatto «il favore». Oggi l'interrogatorio prosegue.