Dai Nar alla gang della Magliana
ROMA Il quarto re di Roma, il "Nero" di Romanzo Criminale, il "cecato" per via dell'occhio perso in seguito ad una sparatoria con la Digos, l'ex Nar amico e compagno di scuola di Giusva Fioravanti, accusato di avere legami con la banda della Magliana. E ancora. Accusato e prosciolto dall'imputazione di essere uno dei sicari di Mino Pecorelli; indagato per essere l'ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al palazzo di Giustizia di piazzale Clodio nel 1999 in cui venne rubata documentazione per ricattare i magistrati. Da quasi 40 anni, le mani di Massimo Carminati sono sulla città di Roma. Ma dalla metà degli anni '70 è riuscito quasi sempre a farla franca nei processi, nonostante molti pentiti lo abbiano accusato di omicidi e anche di avere avuto un ruolo con i servizi segreti nel presunto depistaggio delle indagini per la strage di Bologna. Milanese di nascita, il 56enne ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella storia parallela criminale della Capitale, ma soprattutto per gli inquirenti è sempre stato un mediatore «tra mondi solo apparentemente lontani: i Nar e la banda della Magliana; la mafia e la politica». Ed anche nell'inchiesta "Mafia Capitale" il suo metodo è rimasto immutato. Nell'ordinanza si legge che Carminati mutua il ruolo che aveva «all'interno del sistema criminale romano degli anni '80, cioè quello di trait-union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica». Insomma per dirla con le sue parole, «io sono il Re di Roma». Forte della sua esperienza e dei suoi rapporti, Carminati ha messo in piedi una vera holding criminale che spaziava dalla corruzione, per aggiudicarsi appalti, all'estorsione, all'usura e al riciclaggio. L'ex terrorista dei Nar sovrintendeva e coordinava le attività dell'associazione, impartiva direttive. Carminati si spingeva anche nell' individuare e «reclutare imprenditori» ai quali forniva protezione, manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali che operano su Roma «nonchè con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti». Ed è proprio Carminati a spiegare la sua filosofia di vita: «È la teoria del mondo di mezzo... tutto si incontra...tutto si mischia...perché anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno...». E lui nel mondo di mezzo sono quasi 40 anni che naviga tra inchieste, accuse, arresti.