«Ho lasciato Pavia per non essere precario»
PAVIA Non è stato facile lasciare l'Italia, Pavia. Ancora di più avere la consapevolezza di non poter scegliere. Cosimo Lacava, ricercatore di 32 anni, da un mese vive a Salisbury e lavora a Southampton. «Sono partito dopo aver provato a capire per un anno se in Italia si potesse cercare di costruire qualcosa nel mio ramo di ricerca – spiega il ricercatore, nato in provincia di Taranto, gli studi a Pavia – dopo aver valutato che non esistono prospettive per ora ho deciso di provare all'estero e così è stato». Ha raccontato la sua storia in una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere un suo intervento sulla legge di stabilità. C'è una norma «in discussione in Parlamento in questi giorni – scrive Cosimo – che intenderebbe cancellare quanto previsto dal decreto legislativo 49/12, che introduceva un principio sacrosanto: e cioè che si dovesse pensare anche al futuro e non solo al presente della ricerca e della didattica delle università; e che le risorse disponibili dovessero essere equamente distribuite tra le progressioni di carriera (legittime) e le immissioni in ruolo di giovani ricercatori del tipo "b", l'unica figura con una prospettiva certa e chiara, dopo tre anni di lavoro di ricerca di qualità, certificato dall'ottenimento dell'abilitazione nazionale da professore associato, di poter entrare a far parte dell'organico stabile dell'università». Abolire questo principio, spiega il ricercatore, significa togliere speranza ai giovani come lui. Perché la lettera al Presidente? «Ho deciso che forse poteva aver senso scrivere la mia storia, che è quella di tanti, e che è il Presidente la figura di garanzia per tutti noi. Era la persona migliore da contattare». Dopo la laurea in ingegneria elettronica a Pavia ha proseguito con il dottorato di ricerca e poi un anno di post dottorato. L'unica possibilità era continuare con il precariato. Da qui il tentativo con l'estero. «Ho cercato su un sito con i bandi online – spiega – ho fatto domanda, c'è stata una selezione durata 3 mesi e poi mi hanno chiamato. Ora ho un contratto di tre anni, rinnovabile a 5 dopo i primi tre. E qui dopo 4 anni consecutivi devo farti un contratto a tempo indeterminato per legge». Dopo la pubblicazione della sua lettera anche su Repubblica lo hanno contattato tanti ricercatori. «E tanti genitori con i figli all'estero come me», sottolinea Cosimo. (ma.br.)