«Berlusconi, non dai tu le carte»
ROMA «Berlusconi è al tavolo delle riforme, giusto che ci sia ma non dà più le carte». Per Matteo Renzi il patto del Nazareno resta valido, però va interpretato in questa logica. A maggior ragione con la bufera che sta investendo il Movimento 5 Stelle «che avrà certamente conseguenze». I due messaggi il premier li spedisce dalle telecamere Rai intervistato da Lucia Annunziata, indirizzati principalmente al leader di Forza Italia nel giorno in cui la schermaglia sulle riforme si è fatta calda. Dalle colonne di Repubblica aveva già avvertito che «prima si fa la legge elettorale e comunque non si apre la discussione sul Colle fino a che il capo dello Stato è al suo posto». Berlusconi vorrebbe il contrario, invertire le priorità per avere una garanzia in più, ma da qualche giorno tra i due è cominciata una partita a scacchi dagli esiti incerti, innescata dall'altrettanto incerta data delle dimissioni di Napolitano. «Sulla legge elettorale andremo in aula entro Natale ma il voto finale sarà a gennaio» dice Renzi che cerca di spostare il più possibile in avanti la partita del Quirinale, continuando a sperare che lo stesso Presidente rinvii il più possibile le sue dimissioni. «Mandare avanti le riforme è l'unico modo per mandare avanti la legislatura» è l'altro segnale lanciato al leader di Forza Italia che invece è tornato a parlare di elezioni anticipate. «In primavera con il Consultellum o dopo con l'Italicum» dice Berlusconi, che vorrebbe votare con il proporzionale puro ma non può scendere ora dal carro del Nazareno. Perciò ha provato a anticipare la scadenza del Quirinale spingendosi a fare il nome di Giuliano Amato, per Forza Italia la prima scelta. «I nomi si fanno per sostenerli o bruciarli» la risposta di Renzi che paragona l'elezione del presidente della Repubblica al palio di Siena, «ma ora i cavalli non sono neppure entrati nel canapo». A difendere Amato nel campo dei possibili presidenti graditi all'ex Cav, c'è il consigliere Giovanni Toti: «Non credo sia bruciato, non è la prima volta che circola il suo nome, è una riserva importante della Repubblica». Il nome che ha in testa il premier ancora non c'è, o è copertissimo, salvo spiegare che dovrà essere eletto «con la più ampia maggioranza possibile». Il riferimento a ciò che sta accadendo dentro il M5S non è casuale, e la porta delle riforme Renzi la lascia sempre aperta. «Se sono disponibili a scrivere assieme le regole, tutta la vita, se vogliono, possono dare un contributo alla legislatura anche perché alcuni di loro sono molto seri e hanno voglia di fare». Ovvio che il dialogo aperto valga anche per la scelta del Quirinale. Gli emissari di Renzi sono già attivissimi da diverse settimane soprattutto al Senato, dove la pattuglia dei dissidenti Grillini è nutrita. Nessuna paura dunque né di Grillo «che è stato rottamato», né di Salvini. Tuttavia, a proposito del capo della Lega, avverte sinistra e sindacato: «Non sono loro l'alternativa al Pd e al nostro governo ma la destra populista che rappresenta con Marine Le Pen». Sul consenso che cala (15 punti dall'inizio del suo governo), il premier non si dice preoccupato: «È naturale, quando provi a cambiare le cose perdere il consenso, ma un politico vero deve avere il coraggio di agire senza stare a guardare i sondaggi».(n.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA