Caso Brega, la Cassazione non decide
Un primo filone dell'inchiesta sulla clinica Santa Rita - avviata nel 2007 con gli accertamenti su rimborsi gonfiati e poi estesa anche alle pratiche chirurgiche - si è concluso per l'ex primario di Chirurgia Toracica Pier Paolo Brega Massone (nella foto) con una condanna a 15 anni e mezzo in secondo grado. E ieri la Cassazione avrebbe dovuto pronunciarsi confermando o modificando la sentenza. Rendendola comunque definitiva. Invece si è astenuta. C'è poi un secondo filone, quello relativo alla morte di quattro pazienti, giunto invece solo al primo grado di giudizio davanti alla Corte d'Assise di Milano che ha stabilito la condanna all'ergastolo, l'arresto immediato e un risarcimento di 595mila euro alle parti civili. L'accusa era di omicidio volontario in relazione alla morte di quattro pazienti, sottoposti a interventi che la Procura ha giudicato «inutili». Per questo filone si attende che venga fissato il processo di appello, si prevede per la prossima estate. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Quattro giorni fa la prima doccia fredda: la Cassazione ha respinto la sua richiesta di scarcerazione, spegnendo ogni speranza di lasciare la cella del carcere di Opera in cui era stato riaccompagnato ad aprile, dopo la lettura della condanna all'ergastolo da parte della Corte d'Assise di Milano. E ieri per Pier Paolo Brega Massone, l'ex primario di Chirurgia Toracica della clinica milanese Santa Rita in carcere ormai da circa 6 anni, è stata un'altra brutta giornata. La Corte di Cassazione, che avrebbe potuto scrivere l'ultimo e definitivo atto sul primo filone di inchiesta, quello che lo condannava a 15 anni e mezzo per lesioni volontarie e truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, si è astenuta. Una decisione che ha colto di sorpresa anche i difensori del chirurgo pavese, gli avvocati Luigi Fornari e Oreste Dominioni. La Cassazione non ha deciso. Due giudici del collegio - il presidente e il consigliere relatore - si sono astenuti. «Attendiamo la lettura del pronunciamento, questione di giorni – spiega il professor Fornari – . Ci è comunque parsa un'anomalia perché ci hanno fatto discutere e poi hanno dichiarato l'astensione. Aspettiamo di conoscerne i motivi». Tra le ipotesi anche un'incompatibilità dei due giudici con procedimenti connessi al caso Brega Massone, non evidenziati in apertura di udienza. Il risultato, in ogni caso, è che il processo dovrà essere riassegnato. E potranno passare ancora altri mesi prima che una nuova sezione della Corte di Cassazione esamini il ricorso contro la sentenza di secondo grado, rendendola così definitiva. E consentendo perciò a Brega Massone di poter usufruire di alcuni benefici di legge: dai permessi per uscire alla possibilità di svolgere attività lavorative, istituti che maturano nel tempo ma per i quali il chirurgo pavese dovrà ancora attendere. Brega Massone ha già trascorso gli ultimi sei anni in cella, con un solo breve periodo di pausa in cui ha potuto far rientro a casa, dalla moglie e dalla figlia a Pavia. Sei mesi di libertà, tra il 2009 e il 2010. Un periodo durante il quale, avevano fatto notare i suoi difensori nella richiesta di scarcerazione poi respinta, il medico «ha tenuto un comportamento che non lascia posto nemmeno al minimo sospetto di volersi dare alla fuga». Eppure la Cassazione, chiamata ad esprimersi, aveva bocciato la richiesta, con un ragionamento che teneva conto anche delle disponibilità economiche a cui avrebbe potuto attingere per organizzare una fuga all'estero.