L'imbarcadero Barbieri spostato e smantellato
di Anna Ghezzi wPAVIA Addio all'imbarcadero Barbieri, o meglio, a ciò che ne resta dopo il primo affondamento di agosto e i danni di metà ottobre. Sfuma la speranza di un altro caffé sulla terrazza rivolta da un lato verso il ponte vecchio, dall'altra verso lo scheletro dell'Idroscalo: uno dei punti più panoramici della città sul Ticino sarà smantellato. E su Facebook in trecento lanciano una sfida alla città: «Salviamo l'imbarcadero Barbieri». Sulla pagina animata da Daniele Bazzano e Susy Bianchi scorrono una carrellata di foto che testimoniano la vita del locale all'apice del successo, l'impegno del titolare Giancarlo Barbieri durante le piene e le secche, i personaggi che hanno popolato la vita del luogo. Un punto di riferimento per chi, il fiume, lo viveva in tutte le stagioni sulle rive o in navigazione. L'ultima crociera sul Ticino partita dall'Imbarcadero Barbieri rimarrà quella del 12 ottobre. «Non appena l'acqua del Ticino calerà sarà portato via, c'è già il rimorchiatore pronto, ormeggiato alla Battellieri Colombo», conferma Maurizio Camagni, vice comandante della Polizia locale di Pavia. E non manca molto, a giudicare dal ritmo a cui scende il fiume. Al ponte della Libertà ieri mancavano 25 centimetri per tornare al livello dello zero idrometrico. Per anni è stato lo stesso Giancarlo Barbieri, patron dell'Imbarcadero ormeggiato da trent'anni a poche decine di metri dalla Battellieri Colombo a monitorare i livelli del Ticino. Lui a tenere d'occhio il metro in Borgo Basso, a impegnarsi per pulire l'alveo dai rami che potevano creare problemi, a fare da memoria storica del fiume, delle secche, delle piene. La decisione è già stata presa: il proprietario ha deciso che rimettere in sesto la struttura nello stato in cui è ora era impossibile. Troppo costoso, si parla di centinaia di migliaia di euro. E il tentativo di vendere tutto, partito l'anno scorso, non è andato in porto. Finché il fiume resta alto l'Imbarcadero resta al suo posto, con l'insegna bianca e rossa, i tavolini ammonticchiati sulla terrazza ormai senza più coperture. Poi sarà rimorchiato fino al Po: dovrà passare dal ponte della Becca, con l'acqua così alta non passa ancora sotto le arcate. Sarà rimorchiato fino ai cantieri Sarani di Travacò Siccomario, dove è stato costruito, per essere smantellato pezzo per pezzo. Dopo che ad agosto erano affondate due zattere, l'Aipo, agenzia interregionale per il fiume Po, aveva emesso un'ordinanza perché i barconi fossero rimossi e messi in sicurezza, altrimenti avrebbe agito ricaricando poi le spese sui proprietari. E a fine agosto il sindaco Massimo Depaoli aveva firmato un'ordinanza per la rimozione dei due barconi affondati entro fine settembre. «Possibile che Pavia lasci andare anche l'Imbarcadero? – chiede Daniele Bazzano – Tutto è nato da una foto sul gruppo Pavia e dintorni. È nata così la mobilitazione sul web: i più attivi siamo io, che abito in borgo basso Susy Bianchi e Marco Fiocchi. Il nostro sogno? Trovare un imprenditore disponibile a investire. Non ci vogliamo arrendere a perdere un centro di aggregazione per la gente che ama il Ticino. È una sfida alla città». Il bar, che era l'unico punto di ristoro lungo la passeggiata fino alla Casa sul fiume, è chiuso da due anni. «Il fiume rende Pavia speciale, ma a parte la possibilità di passeggiare, è una zona morta – dice Susy Bianchi – D'estate l'imbarcadero per anni è stato un punto di ritrovo, si suonava, si mangiava un gelato, si prendeva il sole. Ora che c'è una bella passeggiata e le panchine nuove si lascia morire l'unico bar? Non è giusto, bisogna che tutti insieme facciamo qualcosa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA