Filmati e 100 interrogatori l'inchiesta vino si allarga
di Maria Fiore wBRONI Le immagini delle telecamere, che hanno immortalato i passaggi dei camion carichi di uva, ma anche le testimonianze dei dipendenti della cantina e dei produttori. Su questi due binari si sta muovendo l'inchiesta della Forestale sul vino in Oltrepo. In pochi giorni di indagine sono state già sentite dagli investigatori circa cento persone. Sono i dipendenti di "Terre d'Oltrepo", la società che gestisce la cantina sociale di Broni e Casteggio, finita nel mirino dell'inchiesta, ma anche i titolari di altre aziende perquisite e i produttori che conferiscono le uve alla cantina. L'indagine si sta concentrando in particolare sul Pinot Grigio, che occupa una fetta importante di mercato sul territorio. L'ipotesi degli inquirenti è che il Pinot Grigio arrivasse alla cantina solo sulla carta. E non fosse presente sui camion che le telecamere piazzate dalla Forestale hanno visto entrare e uscire dallo stabilimento. Le verifiche sono ancora in corso, ma nell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Mazza si sospetta l'esistenza di un "cartello" tra le cantine e i produttori. Il meccanismo ipotizzato è questo: i produttori avrebbero venduto alla cantina uve bianche comuni spacciandole per Pinot Grigio, a un prezzo superiore rispetto al loro reale valore. Le cantine, secondo l'inchiesta della procura, ci avrebbero comunque guadagnato, perché il vino prodotto da quella uva sarebbe stato immesso sul mercato come Pinot Grigio, quindi a un prezzo maggiore e con un'etichetta Igp (Indicazione geografica tipica). Una denominazione che avrebbe consentito alla cantina di ottenere anche i contributi economici europei per l'utilizzo di un prodotto locale. L'inchiesta riguarda soprattutto i vini bianchi, dunque, ma la procura non ha escluso dalle verifiche anche i rossi, che potrebbero essere stati ricavati con uve diverse da quelle indicate in etichetta. I campioni di vino prelevati dalla Forestale serviranno proprio a stabilire se il prodotto in bottiglia corrisponde al dichiarato. Tra le persone sentite in questi giorni c'è anche Pier Carla Germani, la dipendente di Stradella indagata insieme al direttore di "Terre d'Oltrepo" Livio Cagnoni, di Broni, per frode e falsificazione di registri. Non un vero e proprio interrogatorio, per lei: Germani avrebbe solo fornito alcune dichiarazioni durante la perquisizione a casa sua, dove gli uomini della Forestale hanno trovato una borsa contenente denaro contante. A caldo, secondo indiscrezioni, la donna avrebbe detto che quei soldi erano «risparmi di una vita di lavoro del marito». Una versione che non ha convinto la procura di Pavia, secondo cui quei soldi sarebbero invece legati direttamente all'attività della cantina. Il denaro, trovato in uno scantinato all'interno di una borsa, potrebbe essere inferiore a 400mila euro, ma sulla cifra esatta non ci sono conferme. La provenienza dei soldi potrebbe essere chiarita da altri interrogatori, che si svolgeranno nei prossimi giorni. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA