«Pochi agenti, ma nel 2014 seimila cortei»
Nel 2014 si sono svolte 5.934 manifestazioni: 2.350 hanno avuto come rivendicazioni problemi legati al lavoro. Solo venerdì scorso le manifestazioni in tutta Italia sono state 105 a cui hanno partecipato 70mila persone, con 7mila tra agenti e carabinieri in servizio. Solo a Roma per l'ordine pubblico, ogni giorno, vengono impiegate 500 persone. Quando ci sono manifestazioni più vaste il numero sale a 1.500. Sono questi i numeri della protesta sociale che sta contagiando tutte le città. Un periodo di particolare tensione a cui i questori stanno rispondendo aumentando il numero dei presidi fissi e "mobili", i controlli costanti, le vigilanze. Con i comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica che ormai, a livello locale, si riuniscono una volta ogni due giorni. E se gli orientamenti sono diversi, su un punto tutte le sigle sindacali delle forze dell'ordine concordano: servono strumenti più efficaci per affrontare l'ordine pubblico e controllare il territorio. Norme adeguate in grado di bloccare la radicalizzazione del conflitto sociale. Carabinieri e polizia dicono di sentirsi il termine ultimo su cui si scaricano rabbia e insoddisfazione e guardano al decreto legge appena varato per contrastare il tifo violento. Tra le misure prese in considerazione dalle sigle sindacali, l'arresto differito dei manifestanti che hanno provocato disordini, anche a 48 ore di distanza, tenendo conto delle difficoltà di bloccarli nel momento degli scontri. L'unica cosa certa però è che ieri è iniziato l'addestramento del personale all'uso dello spray al peperoncino. Nella circolare è scritto che dovrebbe consentire «ad evitare lo scontro diretto». di Fiammetta Cupellaro wROMA La protesta sociale corre da Milano, a Torino fino a Roma. Al Corvetto, al Lingotto, a Tor Sapienza, nelle periferie italiane sale la tensione tra sgomberi di appartamenti Ater occupati e le proteste dei residenti contro campi rom e immigrati. Tutti contro tutti, con le forze dell'ordine che chiedono al governo strumenti più efficaci per affrontare l'ordine pubblico. Ma il clima è sempre più incandescente in tutta Italia. Dal nord al sud si moltiplicano i presìdi, le assemblee e i sit-in che non sempre sfociano in scontri con le forze dell'ordine. Ma ieri la guerriglia urbana è esplosa ancora. A Milano e Torino. Nel capoluogo piemontese, un centinaio di rifugiati ha impedito a quattro consiglieri comunali di visitare gli alloggi, occupati da due anni, nel quartiere del Lingotto. Sono le palazzine che hanno ospitato gli atleti delle Olimpiadi invernali. Davanti alla protesta dei rifugiati e per evitare scontri, i consiglieri che volevano «verificare lo stato degli appartamenti di proprietà del Comune», hanno deciso di rinviare il sopralluogo. Ma la calma è durata solo poche ore. Una quindicina di esponenti di Forza Italia hanno organizzato un contro-presidio sempre al Lingotto: sono saliti sulla passerella olimpica e hanno appeso uno striscione con scritto "Forza Italia giovani Torino al villaggio olimpico. Basta degrado e occupazione. Fassinodovesei?". Da Torino a Milano. Dopo gli scontri di lunedì in via Vespri Siciliani, dove la polizia era intervenuta per lo sgombero di un appartamento, ieri la zona Corvetto, periferia sud del capoluogo lombardo è stata teatro di nuovi incidenti. Tutto è iniziato alle 6,30 quando il prefetto Francesco Paolo Tronca ha dato il via libera allo sgombero di due centri sociali di area anarchica, il "Corvaccio" e il "Rosa nera". A quell'ora cento agenti in tenuta antisommossa si sono presentati davanti alle due palazzine, mentre tre ragazzi si erano barricati sul tetto. Nel giro di poco tempo la situazione è degenerata. A fianco dei ragazzi dei centri sociali sono scesi gli abitanti della zona che occupano abusivamente le case. Ne è nato uno scontro per le vie del quartiere rimasto bloccato per ore. Gli antagonisti hanno rovesciato i cassonetti dando fuoco ai rifiuti, gli agenti che hanno risposto con lacrimogeni e cariche. Tre persone sono state arrestate, quattro denunciate, sei agenti sono finiti al pronto soccorso. Alcuni tra i manifestanti, tra cui una donna incinta, hanno denunciato di essere stati presi a manganellate. Dopo gli scontri, è stato organizzato un presidio permanente e un corteo. In marcia giovani e famiglie con bambini che rivendicano la possibilità di occupare una casa in assenza di possibilità economiche che gli consentano di pagare l'affitto. Una giornata difficile per Milano. Significative le parole del prefetto: «Dobbiamo alleggerire la tensione. Non ci saranno né blitz né task force. La legalità deve andare avanti di pari passo con il rispetto dei diritti e, soprattutto, delle fragilità sociali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA