«Arsenale, definire subito i progetti e le funzioni»
Enrico Sacchi del Comitato Arsenale Creativo l'ha detto senza mezzi termini: «I termini scadevano a novembre, Cattaneo non ha presentato la richiesta di acquisizione e ora al Demanio non interessa se la giunta arrivata dopo lo vuole». Perso quel treno, la giunta Depaoli sta tentando di trovare altre soluzioni per poter avere in gestione gli spazi dell'Arsenale grandi quando un quartiere: «Stiamo cercando, sia con il Demanio militare sia con quello pubblico e anche con Cassa Depositi e Prestiti, di trovare strade per risolvere i problemi economici che consentono questa operazione per restituire alla città un'area che è dismessa da anni e che può rappresentare il futuro di Pavia». di Linda Lucini wPAVIA «Contaminazione di funzioni, interventi reversibili e il più possibile flessibili in modo da modificarli facilmente seconda delle esigenze». Così gli architetti che hanno ridato vita all'Arsenale di Torino progetterebbero lo spazio gemello di via Riviera che il Comune di Pavia vorrebbe acquisire dal Demanio. E non è l'unico consiglio che hanno da dare ai pavesi Giovanni Torretta e Claudio Perino, 30 anni di lavoro alle spalle sull'Arsenale lungo la Dora e un premio per quella progettazione: «L'esperienza torinese è irripetibile perchè non sono più i tempi di grandi investimenti pubblici, pensate perciò a un mix pubblico-privato, ma in questo vanno trovati i partner più sani possibili. Poi l'importante è definire le funzioni, l'architettura verrà di conseguenza. Inoltre poichè operazioni del genere richiedono continuità nel tempo, sarebbe utile costituire all'interno degli uffici comunali un pool di esperti che se ne occupino con costanza». I consigli vengono snocciolati al collegio Valla davanti al sindaco Massimo Depaoli, all'assessore Angelo Gualandi e a una sala affollata. I due architetti raccontano, con immagini e progetti proiettati, come si è avverato il loro sogno di restituire alla città della Mole quell'isola impenetrabile che era l'Arsenale. Il piano originale di trasformazione di quegli spazi (60mila metri quadri contro i 140mila di Pavia) fu da loro ideato negli anni '80: «Quello studio ha avuto la forza di passare attraverso giunte di destra, di sinistra, di centro e di un commissario rimanendo sostanzialmente inalterato». Ora nei edifici in mattone lasciati dai militari c'è la Scuola Holden di Alessandro Baricco, tutta l'attività sociale del Sermig (Servizio missionario giovanile), un pezzo del Cottolengo, una scuola, un'area mercatale con botteghe, studi di design e laboratori artigiani. Per completare il risanamento manca solo un lato che nella progettazione era destinato ad abitazioni. Un monito arriva da Torretta sulla progettazione partecipata caldeggiata da Mimmo Damiani nel suo intervento: «Non è detto che la partecipazione porti ad un arricchimento vero per la città e non è detto che venga fuori una visione di prospettiva. Il rischio è che si tirino fuori idee banali o esperienze fotocopia di quanto già c'è. Fate attenzione: c'è anche chi desidera davvero un centro commerciale. Bisogna sì ascoltare tutti, ma poi qualcuno deve scegliere». Torretta non lo dice, ma questo ruolo tocca al Comune. Gualandi sul tema nicchia: «Dovremo avere un quadro urbanistico complessivo e poi essere molto concreti nell'agire a tappe su singoli segmenti del piano. Incoraggiamo questi tavoli affinchè la cittadinanza tiri fuori idee». «Prima però l'area deve diventare comunale – incalza Enrico Sacchi del comitato Arsenale Creativo – poi si definiranno meglio le funzioni e verrà il coinvolgimento della città. Ho grossi timori su quell'area soprattutto con il decreto Sblocca Italia, non vorrei che intervenisse qualcuno e arrivasse a fare qualcosa senza poterlo fermare».