Genova, notti di sesso in cambio di appalti

GENOVA Alla fine di ogni prestazione sessuale c'era un appalto assegnato a una azienda amica. Escort e cene servivano a oliare un ingranaggio che andava avanti da anni, un vero e proprio «sistema corruttivo», come lo ha definito il procurato di Genova Michele Di Lecce. Il giro è stato interrotto ieri con l'arresto di sette persone, un dirigente dell'Amiu, l'azienda municipalizzata per il ciclo dei rifiuti, e sei imprenditori. L'inchiesta "Albatros", condotta dai carabinieri del Noe coordinati dai pm Paola Calleri e Francesco Cardona Albini, ha scoperchiato un sistema che per anni ha danneggiato altri imprenditori. In manette sono finiti il dirigente area acquisti ufficio legale di Amiu Corrado Grondona, gli imprenditori Gino e Vincenzo Mamone, Luigi Mamone, figlio di Vincenzo, Claudio Deiana, titolare della società Rgd, Stefano Raschellà e Daniele Raschellà, imprenditori della società Edildue. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d'asta, omessa denuncia e falsità ideologica. Due dirigenti dell'azienda, Massimo Bizzi e Roberto Ademio, sono indagati a piede libero per associazione a delinquere, corruzione e turbativa. Secondo gli inquirenti, le menti dell'associazione erano i due fratelli Mamone, imprenditori attivi nel settore del movimento terra. Erano loro che, grazie al legame con il funzionario Grondona, ottenevano e facevano ottenere alle aziende amiche gli appalti. I Mamone avevano messo le mani anche sugli eventi alluvionali del 2010 e del 2011. Grondona era "asservito" ai Mamone. Il funzionario, emerge in due intercettazioni, sarebbe arrivato agli affari generali dell'Amiu, grazie alla "raccomandazione" che Gino Mamone avrebbe fatto all'allora presidente dell'azienda Paolo Momigliano, l'avvocato ora presidente della Fondazione Carige, non coinvolto nell'inchiesta. Una volta inserito l'uomo giusto al posto giusto, per i Mamone sarebbe scattata la fase B: ottenere da Grondona tutti i favori, sfruttando la sua debolezza per il sesso. «Lo tengo per i coglioni... - dice Mamone a un imprenditore amico - a quello se gli porti una donna e un contratto da firmare, impazzisce». Momigliano ha respinto le illazioni. «Avrò incontrato Mamone un paio di volte. Escludo di avere esercitato pressioni per la nomina di Grondona. Mamone è solito millantatore». Gli incontri avvenivano in hotel-ristoranti del Basso Piemonte. I fratelli Mamone organizzavano le cene e pagavano le escort. Poi Grondona si appartava con le prostitute e nei giorni successivi l'appalto veniva assegnato all'azienda indicata dai Mamone.