Fondazione Pollini «Poca trasparenza»

È mancata a 103 anni, nel giorno di Natale del 2010, Carlotta Pollini, figlia di un droghiere, maestra elementare senza mai insegnare, che si sposò, non ebbe figli e rimase vedova nel 1978. Nessun parente, fatta eccezione per un cugino di terzo grado, Agostino Certani. È vissuta nella sua casa di Villanterio, in via IV Novembre, fino a 102 anni. Poi si è trasferita in una casa di riposo di Marcignago. Al Comun e (foto) ha lasciato denaro, una casa, terreni e gioielli. Un'eredità che ora verrà gestita dalla Fondazione che intende realizzare le ultime volontà della signora: dare un aiuto concreto agli anziani del paese che amava. Nei mesi scorsi il Comune ha deciso di cedere un terreno di 5mila metri quadrati alla Fondazione Pollini. Un'area vicino al centro sportivo dove si realizzeranno i mini-alloggi per anziani. VILLANTERIO Finisce di nuovo in consiglio comunale il caso della Fondazione Pollini. E ancora una volta è il capogruppo di minoranza Diego Di Sopra a puntare l'indice contro la decisione, della passata amministrazione, di costituire una fondazione che gestisca il patrimonio lasciato al Comune da Carlotta Pollini. Si tratta di una cifra complessiva di un milione di euro con cui si vorrebbero costruire mini-alloggi e servizi per anziani su un terreno di proprietà comunale nel centro del paese, destinati ad una trentina di persone. Tutto questo perché il desiderio della defunta era quello di «realizzare qualcosa per gli anziani». Queste, secondo i precedenti amministratori, sono state le sue ultime volontà. «Ma non esiste un testamento», fa notare Di Sopra che parla di «scarsa trasparenza», mettendo di nuovo in discussione la legittimità della Fondazione, «soggetto giuridico autonomo che finirebbe per gestire un patrimonio che però l'anziana signora aveva lasciato al Comune». «Si tratta di denaro pubblico che invece andava gestito direttamente dall'ente municipale, come probabilmente desiderava la signora – insiste Di Sopra, che aveva anche presentato un esposto in Procura –. La Fondazione ha un costo, sono previsti rimborsi spesi ai membri e un'indennità di carica al presidente». E poi, aggiunge il consigliere, sono state istituite nove commissioni consiliari, ma nessuna che si occupi di controllare la fondazione. Della fondazione è presidente Luigino Bocchiola, ex consigliere comunale, la cui attività si concentra nel settore immobiliare nel quale è imprenditore, «messo alla guida di un ente che deve costruire alloggi». Se il sindaco Silvio Corbellini, in Consiglio, ha replicato che ciascuno si dovrà assumere la responsabilità di affermazioni fatte nei confronti di persone assenti, l'altro capogruppo di minoranza Gianluigi Poma, assessore nella giunta precedente, ha abbandonato l'aula prima che venisse letta la nota. E ha detto: «Condivido la scelta del sindaco Brusoni, che conosceva bene la signora Pollini e che ha assecondato le sue ultime volontà. Ben venga la fondazione se è la strada migliore per esaudire il suo desiderio. Peraltro il sindaco Corbellini, allora consigliere di maggioranza, l'aveva appoggiata. Tutto è avvenuto in modo trasparente e regolare, con le dimissioni dei consiglieri entrati a far parte del consiglio direttivo». Intanto il consiglio comunale ha provveduto a sostituire il parroco, don Claudio Zanaboni, che si era dimesso dalla fondazione. Al suo posto è stata nominata Attilia Costa, proposta dalla maggioranza. Nel frattempo, proprio da un consigliere di maggioranza, Virginio Clerici, è arrivata la richiesta di sostituire l'intero consiglio direttivo «perché espressione della vecchia amministrazione». Stefania Prato