Grillo lancia il referendum contro l'euro
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES È stato un Beppe Grillo sotto tono quello che ieri a Bruxelles ha presentato il referendum che il Movimento 5 Stelle vuol promuovere contro l'euro. Lo è stato fino a quando, dopo oltre quaranta minuti di monologo un giornalista ha timidamente chiesto se si potevano fare delle domande e il leader del Movimento lo ha zittito, dando invece la parola a un portavoce del gruppo parlamentare Efdd, quello cui appartengono i grillini. Questo signore non ha potuto che incensare uno dei suoi datori di lavoro, e a quel punto Lorenzo Consoli, uno tra i più anziani giornalisti italiani presenti a Bruxelles è sbottato, accusando Grillo di «essere come Putin, che accetta domande solo dagli amici e non dai giornalisti». A quel punto la conferenza stampa, che era stata piuttosto fiacca, ha preso un po' di tono, con l'ex comico che ha urlato in risposta a Consoli che «voi giornalisti siete responsabili più dei politici» della situazione in cui si trova l'Italia e l'Europa. La Germania, l'euro e i giornalisti sono secondo Grillo i maggiori responsabili di tutti i mali europei. Il Paese di Angela Merkel, dice «è in crisi anche lui» ed è anche «la nazione più corrotta d'Europa, batte persino noi. Loro santificano la caduta del muro di Berlino ma siamo noi e la Ddr ad aver pagato la riunificazione tedesca, con i nostri soldi». L'attacco all'euro passa quasi in secondo piano. Senza dire che il referendum che lui vuole per abrogare un Trattato internazionale è espressamente proibito da quella Costituzione italiana che dice di voler applicare «alla lettera», il leader pentastellato sostiene che in Italia «abbiamo rinunciato alla nostra sovranità monetaria ma sono venuto a dirvi che è finita: siamo in guerra con la Bce, non con la Russia o l'Is». Da ora, annuncia, con grande ottimismo «iniziamo la raccolta firme e in sei mesi ne raccoglieremo qualche milione». I giornalisti lo circondano quando esce dalla sala del Parlamento europeo dove ha tenuto il monologo e a qualche domanda deve rispondere. Sulle possibili dimissioni del capo dello Stato risponde sprezzante che «quello che fa Napolitano non mi interessa da parecchio tempo. Smentisce, non smentisce, sono parole vuote nel nulla cosmico». Le domande si accavallano e si confondono, lui risponde a quelle che preferisce e tra queste una sulla legge elettorale. «Se ci fanno una proposta valida siamo pronti a dialogare. Questo discorso vale anche per il presidente della Repubblica: se è un nome al di fuori della logiche politiche, al di fuori delle carriere, discorsi o trame dei partiti politici». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA