QUELLA SERA CHE CAMBIÒ LA STORIA

di ALBERTO FLORES D'ARCAIS È passata alla storia come la notte in cui crollò il Muro. In realtà quel famoso confine di cemento, alto tre metri e mezzo e lungo 155 chilometri - costruito nel 1961 all'apice della guerra fredda - in quella serata del 9 novembre 1989 venne semplicemente aperto. Fu solo più avanti, preso a picconate di gioia e di rabbia, che crollò anche fisicamente e i suoi mattoni o calcinacci diventarono reliquie della Storia. E quella data, che ha segnato l'inizio di un nuovo mondo, divenne una delle più importanti (e felici) del Novecento, il secolo breve delle guerre mondiali e dei più feroci totalitarismi. In poche ore, ventotto anni - e un terribile contorno di morti, repressioni, fughe più o meno riuscite - vennero spazzati via nel modo più pacifico possibile. Una grande folla festante, uomini e donne che per quasi tre decenni erano stati tenuti al di qua del Muro con la forza delle armi e della violenza psicologica, erano liberi di lasciare Berlino Est, la tetra capitale della Deutsche Demokratische Republik (Ddr), per raggiungere quell'Ovest tante volte sognato. E soprattutto per ricongiungersi con i fratelli tedeschi che li attendevano dall'altra parte di quei tre metri e mezzo di cemento. Fu una parola magica - ab sofort (da subito) - pronunciata dal portavoce della Sed (il partito al potere) in risposta ad una domanda sulle nuove regole per i viaggi personali, ad aprire quel varco. Trasmesso in diretta tv, quel "da subito" trasformò come per incanto le vie di Berlino Est. Migliaia di persone uscirono per strada, a migliaia si diressero ai posti di frontiera a piedi, in bici, sulle vecchie Trabant. Erano le 21 e 30 della sera: il Muro di Berlino stava iniziando a crollare. La caduta del Muro segna lo spartiacque tra un mondo che sembrava inamovibile (quello nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale) e il Nuovo Ordine Mondiale che arriva fino ai giorni nostri. È passato un quarto di secolo, 25 anni in cui il nostro Vecchio Continente è stato ridisegnato e trasformato come mai era accaduto prima. Istituzioni e governi, economie e confini non hanno (quasi) più nulla a che vedere con l'Europa del 1945. Anni difficili e drammatici, in cui nel cuore dell'Europa si è tornati a combattere e a massacrarsi (Croazia, Bosnia, Kosovo) in guerre più o meno "giuste", in cui ci si è divisi per etnie e religioni (lo sfaldamento della Jugoslavia, la separazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia). E anni esaltanti che hanno visto la nascita dell'Unione Europea (primo novembre 1993), la libera circolazione per centinaia di milioni di cittadini, la creazione di una moneta unica che è diventata il principale rivale del dollaro, la ridefinizione di quei diritti umani proclamati dalla rivoluzione francese e troppo spesso dimenticati. Un quarto di secolo che ha ruotato attorno a un punto centrale: il crollo del Muro e la riunificazione della Germania. Nella situazione di oggi, con una crisi economica che sta per raggiungere il lustro, con il risorgere di vecchi nazionalismi e nuovi razzismi, con le istituzioni europee incapaci di rinnovarsi, con la guerra in Ucraina e le paure per il terrorismo islamico, è facile lasciarsi andare a critiche (spesso banali) o a rimpiangere i "bei tempi" del mondo diviso in due blocchi. Il nuovo ordine non è certo perfetto e una Germania potente economicamente e forte politicamente può anche far tornare in mente vecchi fantasmi del passato. Ma la Storia, quella con la esse maiuscola, va avanti e da quella notte del 9 novembre 1989 nessuno può negare che molte cose siano cambiate in meglio. Das ist ja Wahnsinn!, cose da matti, una follia. È questa una delle espressioni più usata dai tedeschi quando raccontano cosa successe 25 anni fa. La notte in cui un Muro cadde e una città artificialmente divisa tornò ad essere unita. E in due decenni la risorta Berlino è diventata capitale virtuale di una nuova Europa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA