Ancora caos a Neuropsichiatria infantile
«I genitori continuano a chiamare e noi non sappiamo cosa rispondere. Sono gli stessi che avevamo contattato a maggio, a giugno, dicendo di non preoccuparsi, che a settembre tutto si sarebbe senz'altro sistemato. Li abbiamo invitati ad avere pazienza. E ora non sappiamo più cosa dire loro. Fino a quando possiamo chiedere a persone che aspettano di fare qualcosa per i loro bambini che hanno bisogno di riabilitazione, di fisioterapia, di esercizi di logopedia? Io se potessi li vedrei, ma dove? È tanto se saltano fuori due ore libere, negli spazi che abbiamo, per i nuovi casi, ma solo io ne ho 60, in attesa». S sfoga senza prendere fiato una delle operatrici del servizio di riabilitazione della Neuropsichiatria infantile di Pavia. Il 16 maggio scorso la per il distacco di un pezzo di intonaco e alcune crepe nella sede di corso Garibaldi 69 l'Azienda ospedaliera ha ordinato l'evacuazione immediata dai locali. I servizi sociali sono rientrati quasi subito, l'inagibilità della palazzina non è mai stata dichiarata dal Comune. La Neuropsichiatria, complice una morosità nei confronti dell'amministrazione per circa 80mila euro di affitti su cui non è stato trovato l'accordo, è ancora dislocata in parte al Torchietto e in parte in viale Indipendenza. Il servizio di Pavia erogava prestazioni a circa 2200 pazienti ogni anno, oltre 16mila tra visite, controlli, valutazioni, sedute di riabilitazione. di Anna Ghezzi wPAVIA Il telefono squilla al terzo piano della palazzina Asl, nella stanza in cui sono relegate le operatrici della riabilitazione della Neuropsichiatria infantile. E le mamme bussano. La fisioterapista si affaccia, invita la mamma ad aspettare fuori: «Arrivo io, mi scusi, qui dentro siamo in tante». È passato un altro mese e l'attività della riabilitazione della Neuropsichiatria infantile dell'Azienda ospedaliera di Pavia è ancora quasi del tutto ferma per mancanza di spazi. La settimana scorsa c'è stato il promesso sopralluogo congiunto di Comune e Azienda ospedaliera nella vecchia sede di corso Garibaldi 69, ma sui tempi del rientro non c'è ancora nulla di certo. «Non ci hanno fatto sapere nulla – dicono le operatrici della riabilitazione, fisioterapiste, logopediste, psicomotriciste – Abbiamo una riunione lunedì al Torchietto, abbiamo chiesto al responsabile Giuseppe De Paoli di venire per saperne di più». L'Azienda ospedaliera, ieri, contattata, non ha fornito risposte sulla questione, che resta aperta: la possibilità di usare gli spazi di corso Garibaldi 69 infatti è legata al rifacimento del tetto. Spesa che il Comune, per bocca del sindaco Massimo Depaoli, aveva affermato di non potersi accollare per intero e sulla quale erano state annunciate trattative con l'Azienda ospedaliera. Al momento la fisioterapia viene fatta in una palestrina al terzo piano dell'Asl di viale Indipendenza divisa a metà da alcuni paraventi di stoffa: da una parte pazienti adulti, dall'altra i piccoli della Neuropsichiatria infantile. Le operatrici stanno in un ufficio con due scrivanie, due computer e dieci sedie per gli operatori che dovrebbero fare la riabilitazione ai bambini e non hanno un posto dove farla. Logopediste, psicomotriciste, fisioterapiste che fino al 16 maggio ogni giorno vedevano sei bambini per ciascuno, un'ora per ogni caso, e da oltre 5 mesi invece si trovano a combattere per avere lo spazio un colloquio. L'Azienda ospedaliera ha riadattato la casa del custode della comunità Il Torchietto di via Vivai per fare posto ai medici: tre studi, la segreteria con le otto sedie della sala d'aspetto, due bagni in cui in carrozzina sarebbe difficile muoversi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA