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L'egregio Matteo Salvini ha lanciato una campagna elettorale anticipata basata sul contrasto agli immigrati e la precedenza agli Italiani. Due sono i punti di forza di questa campagna: 1) spendiamo i soldi prima per gli Italiani; 2) aiutiamoli a casa loro. Vorrei esaminare queste due parole d'ordine. Sui soldi che vengono spesi, sarà opportuno ricordare (vedi Dlgs n. 251 del 2007 art. 33 e successive modifiche) che i fondi utilizzati sono fondi che provengono da fondi europei. Il contributo diretto italiano alla gestione dei richiedenti asilo è tratto dall'8 per mille (e, quindi, da decisioni volontarie degli Italiani) e dai Fondi speciali della Protezione Civile. Secondo punto. Facciamo finta che, come dice Salvini, ogni richiedente asilo costi ai contribuenti italiani € 1.000 al mese, aggiungiamoci pure altri 200 euro per altre spese, abbiamo un totale di 1.200 euro mensili, quindi 14.400 euro annui. Oppure facciamo finta che abbia ragione il Giornale che parla di 2.400 euro al mese Se i richiedenti asilo sono, come dice Salvini, 40mila, abbiamo una spesa annua di € 576 milioni; se ha ragione il Giornale € 1.152.000.000. Belle cifre, direte! Rammentato che ci sono italiani che ci guadagnano direttamente (quelli che danno alloggio a 30 euro al giorno), le aziende che provvedono al vitto nei cosiddetti Centri di accoglienza, per cui una parte di quello che esce dalla porta rientra dalla finestra (lo stimiamo in 900 euro al mese per l'alloggio presso privati + 600 per il vitto presso i Centri di accoglienza?), comunque "Non è meglio aiutarli a casa loro, così non ci costano nulla?" Ma, se li aiutiamo a casa loro, con cosa gli aiutiamo, con le preghiere? O dobbiamo metterci dei soldi? Come minimo, dobbiamo spostare i 576 milioni appena visti sul posto da dove vengono i richiedenti asilo! Ma, allora, cosa cambia in termini di spesa? Con 576 milioni ma anche con il 50% in più (ricordate i costi che rientrano in mani italiane) cosa riusciamo a fare, in termini di investimenti locali, che creino posti di lavoro e invoglino le persone a restare nel loro Paese? E poi dove li investiamo? O meglio che significa "aiutarli a casa loro"? Siria: c'è una "piccola" guerra in corso; Libia: idem; Iraq: idem; Afghanistan: idem; Somalia: idem; Eritrea: dittatura repressiva in permanente conflitto con l'Etiopia; Sudan: guerra civile in corso; Mali: guerra civile in corso e così via cantando, non continuo con l'elenco per non essere noioso. Per aiutarli, che facciamo? Spediamo armi o il nostro esercito sul posto per mettere a posto le cose? Perché se le cose non vengono messe a posto, la gente ha una insopprimibile voglia di fuggire… e se c'è una guerra in corso, come crei posti di lavoro? E quanto costerebbe tutto ciò, in tutti i sensi? "Aiutiamoli a casa loro?" Suvvia, non prendiamoci in giro! Riccardo Tacconi Pavia