Maugeri, Passerino chiede 300mila euro
E' prevista per il 29 ottobre la prossima udienza del processo, a Milano, sul caso Maugeri. A giudizio, tra gli altri, c'è anche l'ex governatore lombardo Roberto Formigoni, accusato di associazione per delinquere e corruzione. Insieme a lui è imputato Costantino Passerino, ex direttore generale della Maugeri (nella foto), finita due anni fa al centro dell'inchiesta della procura di Milano su una presunta distrazione di 61 milioni di euro dalle casse. Denaro che secondo l'accusa sarebbe finito nelle mani dei politici, tra cui lo stesso Formigoni e l'ex assessore Antonio Simone attraverso l'intermediazione di Pierangelo Daccò (tutti imputati). Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere, corruzione, riciclaggio e altri reati. Passerino, per difendersi, ha citato come testimoni anche tre ex ministri della salute: Rosy Bindi, Umberto Veronesi e Girolamo Sirchia. Per ora al processo si è parlato molto del capitolo relativo al San Raffaele e sono stati sentiti i testimoni dell'accusa. Ma a novembre si entrerà nel vivo e si comincerà anche con i testi della difesa. di Maria Fiore wPAVIA Costantino Passerino, l'ex direttore generale della Maugeri, fa causa alla Fondazione e chiede circa 300mila euro di retribuzioni non pagate. Una richiesta che l'ente si rifiuta di soddisfare e che si intreccia con il processo in corso a Milano, dove Passerino è accusato di avere avuto un ruolo nella distrazione di 61 milioni di euro dalle casse dell'ente. In questo processo, invece, è la stessa Fondazione a chiedere i danni al suo ex manager. Un braccio di ferro che si consuma mentre è tutta aperta la partita degli stipendi ai lavoratori, che rischiano di essere ridotti a causa della situazione finanziaria «ancora tesa». L'ultimo atto della battaglia tra ex vertici e attuali amministratori è il decreto ingiuntivo proposto da Passerino nei confronti dell'ente per il pagamento del Tfr, il trattamento di fine rapporto a cui il manager (che dopo gli arresti e la bufera giudiziaria si era dimesso) dice di avere diritto. Il Tfr, quindi, è quello relativo alla attività di direttore generale, che Passerino ha ricoperto per diversi anni fino all'aprile del 2012, quando fu arrestato. La Fondazione Maugeri, però, non è d'accordo e attraverso i suoi legali, gli avvocati Paolo Benazzo e Valeria Maggiani, ha fatto opposizione. A questo punto la palla passa al giudice del lavoro di Pavia Federica Ferrari, che dovrà dire la sua. Della causa civile, che è appena agli inizi, sono trapelati pochi dettagli, ma la richiesta dell'ex manager ammonterebbe a circa 300mila euro. La prima udienza è stata fissata per il 16 dicembre, ma nel frattempo è stata rigettata l'esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, cioè la richiesta di Passerino di ottenere subito la cifra, anche in attesa di una decisione del giudice. Da quanto risulta, la difesa della Fondazione si muove su due fronti. Da un lato, gli avvocati dell'ente ritengono che Passerino non abbia proprio diritto alle somme che chiede, anche per quello che è emerso dall'inchiesta giudiziaria. Dall'altro, sostiene l'ente, anche volendo quelle somme non si possono pagare perché sono state oggetto di sequestro preventivo da parte della procura di Milano. In parole povere, sono state messe da parte proprio per soddisfare eventuali risarcimenti. «Ma questo è irrilevante rispetto al rapporto di lavoro che Passerino aveva con l'ente – dice l'avvocato del manager, Antonino Sciucca di Milano –. Il nostro atto si basa su un semplice presupposto: chi lavora deve essere pagato». Il legale ci tiene a sottolineare che la cifra, pur consistente, è legata alla posizione di dirigente che Passerino aveva all'interno dell'azienda. «Stiamo parlando della retribuzione di un manager, di stipendi e competenze, non di premi o bonus», dice. Poi aggiunge di essere «colpito dalla posizione della Fondazione, che mette in dubbio il diritto di Passerino ad avere quello che gli spetta». Anche se la causa civile è su un piano distinto, è chiaro che il procedimento si intreccia con il processo di Milano, dove Passerino è a giudizio insieme ad altri nove imputati, tra cui l'ex governatore Roberto Formigoni. In questo processo, la stessa Fondazione indossa una doppia veste. Da un lato si è costituita per la richiesta dei danni di immagine e patrimoniali contro lo stesso Passerino, dall'altro risulterebbe "coinvolta" nel meccanismo ipotizzato dalla procura di Milano. E per questo è citata come responsabile. Questo significa che all'ente potrebbero essere chiesti risarcimenti da parte di chi si sente danneggiato da questa vicenda. Ad esempio da regione Lombardia, che potrebbe chiedere conto dei finanziamenti ottenuti negli anni finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura di Milano. Anche se la Fondazione, con un patteggiamento, ha messo già a disposizione 17 milioni di euro per la confisca. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA