Renzi contro la Ue: «Ora trasparenza»

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Improvvisamente sembra essere rottura tra Bruxelles e Roma. La trattativa sulla legge di stabilità andava avanti da settimane, senza che ci fosse nessuna vera notizia, quando poi, improvvisamente, ieri mattina sul sito del ministero dell'Economia è apparsa la "lettera", il breve testo con il quale il commissario agli Affari economici Jyrki Katainen ha espresso le pesanti riserve dell'esecutivo comunitario sulla manovra italiana. Lì si sono aperte le cataratte. Mai, prima di ieri, un governo aveva reso nota una lettera del genere e il presidente (uscente) della Commissione José Manuel Barroso ha attaccato con virulenza il governo italiano accusato di aver violato la segretezza di un negoziato. Poche ore dopo Matteo Renzi prende la sciabola e mena fendenti nel nome della trasparenza europea. La giornata è iniziata con le parole scritte da Katainen, secondo il quale «l'Italia pianifica una deviazione significativa rispetto al percorso di aggiustamento richiesto verso il suo obiettivo di medio termine». Vorrei sapere, aggiunge il finlandese «come l'Italia può assicurare il pieno rispetto degli obiettivi fissati dal Patto di stabilità per il 2015». Insomma, il cuore della manovra viene messo in dubbio per iscritto, dopo giorni e giorni nei quali a Bruxelles si diceva che «nessuna lettera è in preparazione». Si doveva coprire una trattativa che è tutta politica, che non è una semplice verifica contabile, ma che deve definire cosa sia la flessibilità, quanto può pesare una mancata realizzazione delle prospettive di crescita, cosa vuol dire investire. E per questo Barroso si è letteralmente imbestialito. E in una conferenza stampa dice che «stiamo procedendo a consultazioni informali e molto tecniche con i governi e penso sarebbe meglio avere queste consultazioni in un ambiente confidenziale». Poi tenta di ammorbidire e spiega che la lettera «è stata fatta perché abbiamo l'obbligo legale, secondo le regole che gli Stati membri hanno fissato, di comunicare ai governi quando ci sono dubbi sulla conformità dei progetti di budget alle regole che loro hanno approvato», e che secondo lui «la flessibilità prevista dai Trattati va usata fino in fondo». Sulle ragioni della legge di stabilità si sono dunque accavallati scontri molto più politici, e Matteo Renzi ci si è buttato a corpo morto. «Sono stupito che Barroso sia sorpreso», ha commentato arrivando ieri al Consiglio europeo ricordando che le prime anticipazioni sulla lettera all'Italia sono uscite proprio a Bruxelles. È arrivato «il momento della open transparency totale», attacca il premier, avvisando: «È solo l'inizio», da ora «chiederemo che ogni dato sensibile della Commissione europea sia pubblicato, come è giusto che sia», «pubblicheremo i dati economici di questi palazzi e - affonda la sciabola - sarà divertente». Sulla manovra Renzi mostra di non temere nulla. Oggi stesso arriverà la risposta a Katainen: «Stiamo discutendo di uno o due miliardi di differenza e possiamo metterli anche domattina su una manovra da 36 miliardi», dice con sicurezza. «Ai cittadini italiani dico: non c'è da preoccuparsi.» Per il presidente del Consiglio ora «si tratta di fare capire che abbiamo fatto una grande manovra per ridurre le tasse e visto che tante volte dall'Europa ci hanno chiesto di ridurre le tasse ora che l'abbiamo fatto non sarà certo una piccola discussione sui decimali e sulle virgole a fermare il percorso di cambiamento del nostro Paese». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA