Per le case al Cravino rischiano il processo in 7
di Maria Fiore wPAVIA L'inchiesta su Green campus, le case universitarie al Cravino che sarebbero state realizzate con un permesso irregolare, vede per ora un solo possibile "responsabile", il dirigente comunale Angelo Moro, per il quale ieri mattina è cominciato il processo. Ma a rischiare il giudizio sono sette persone. Il pubblico ministero Paolo Mazza deve sciogliere, proprio in questi giorni, il dubbio sulle posizioni dei costruttori, dei tecnici e dei progettisti che si occuparono dell'operazione immobiliare. L'accusa di abuso edilizio (e non più, come era inizialmente, di lottizzazione abusiva) pende su Arturo Marazza, legale rappresentante della società Arco, proprietaria dell'area fino al dicembre 2009 (è difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi), su Alberto Damiani, rappresentante legale della società Green campus e Pietro Damiani, rappresentante dell'impresa costruttrice che eseguì i lavori (entrambi i fratelli sono difesi dagli avvocati Oreste Dominioni e Angela Maria Ghezzi), su Gian Michele Calvi, progettista dei lavori, sulla moglie e amministratrice della società Arco Carla Casati, su Roberto Turino, direttore dei lavori, e sul dirigente comunale Francesco Grecchi. Per altre due persone, il notaio Antonio Trotta, che si era occupato dei rogiti ed era stato indagato per abuso d'ufficio, e per Massimo Scrivani, rappresentante legale della società Pavese Srl, incaricata della vendita degli appartamenti, il pm aveva chiesto l'archiviazione. Ad alleggerire la posizione degli indagati era stata l'approvazione di una convenzione tra Green campus e il Comune, dopo l'avvio delle indagini, e non è da escludere che proprio questo documento influirà sull'eventuale processo. Con la convenzione, infatti, l'operazione immobiliare era stata resa conforme al piano regolatore. Soprattutto, le regole della convenzione (che impedisce la libera vendita a privati, consentendo solo di affittare a universitari), dovrebbero garantire la finalità pubblica dell'intervento edilizio. Per la procura, tuttavia, il permesso a costruire, che venne emesso dagli uffici comunali, fu comunque viziato dall'assenza della convenzione nel momento in cui venne portata avanti la procedura edilizia. In sospeso, a questo punto, ci sono anche le eventuali costituzioni di parte civile. Nel processo a carico di Moro, infatti, non risultano parti lese. Tuttavia, il Comune, se dovesse ritenere di essere stato danneggiato dall'inchiesta potrebbe lo stesso citare Moro (e gli altri possibili imputati) per danni. «La nostra linea non cambia, di fronte a una ipotesi di reato il Comune è per costituirsi parte civile – spiega il sindaco Massimo Depaoli –. Ma stiamo ancora facendo le nostre valutazioni, perché a differenza della vicenda di Punta est, per Green campus non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dalla procura». Il Comune, almeno per Moro, avrà tempo per pensarci fino al 22 gennaio, quando è stata fissata la prossima udienza, davanti a un altro collegio. In teoria potrebbe costituirsi contro Moro anche la società che ha costruito le residenze universitarie, quindi i fratelli Damiani, che potrebbero sentirsi danneggiati dal fatto di avere avuto un'autorizzazione a costruire che poi sarebbe risultata irregolare. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA