È una disfatta per il Pd con Artuso disobbediente
PAVIA In casa Pd la disfatta si chiama Alberto Artuso, 68 anni, pensionato. E' un ex del partito Popolare, da sempre vicino a Daniele Bosone, è ex consigliere comunale e ora consigliere di amministrazione in Asm nominato dal partito ma disobbediente. Al sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali, agli amici di partito che gli hanno chiesto di lasciare l'incarico per provocare l'effetto domino e far cambiare la governance di Asm lui ha detto no. «Tra i tanti l'ho chiamato anch'io – dice Stefano Ramat attuale reggente del Pd in attesa da luglio della nomina di un nuovo segretario – Restare su quella poltrona contro la volontà del partito sembra un dispetto». Forse da parte di Artusa c'è la voglia di fare uno sgambetto a chi in passato non l'ha difeso, ma di certo non è nuovo il suo ammutinamento alle regole del partito. Tra l'altro il Pd non è più il suo, visto che dal 2013 non figura più negli elenchi dei tesserati. Già nel 2012 era finito al centro della bufera dopo il voto da lui dato a Claudio Tedesi come vicepresidente di Linea Group Holding. Anche allora su di lui erano piovute accuse di essere fuori controllo del partito e di agire« in nome e per conto proprio oppure, in nome e per conto del centrodestra». E accuse analoghe arrivano anche oggi da Claudia Comaschi (37% di preferenze alle primarie provinciali Pd): «A chi rispondono Artuso e tutti i membri del cda? Rispondono a se stessi e alle amministrazioni che li hanno nominati, non ai partiti in cui militano». In effetti sembrano un po' tutti scollegati con i partiti: Alessandro Cattaneo aveva fatto sapere oltre un mese fa che Graziano Leonardelli avrebbe potututo dimettersi, la Lega pare avere saldamente in mano la situazione con Giampaolo Chirichelli ma è tutto da dimostrare. A Matteo Mitsiopoulus invece nessuno pare aver mai chiesto di lasciare. Insomma, l'area dei disobbedienti o quasi sembra essere trasversale. Ora però i nodi sono al pettine e si deve decidere se andare avanti o no. E la palla è nelle mani del Comune: «Se Depaoli riconosce come proprio l'operato del cda di Asm ben, altrimenti è necessario che siano «dimessi» in quanto è venuto meno il mandato fiduciario tra azionista e amministratori», dice secca Comaschi. (l.l)