La guerriglia degli autonomi a Torino
di Milena Vercellino wTORINO Una manifestazione dai grandi numeri, vivace e vibrante di rivendicazioni e di rabbia; e poi la tensione che sale, le transenne divelte, i tafferugli, il lancio di lacrimogeni da parte della polizia. ll vertice del lavoro che non c'è infiamma le strade di Torino, con due cortei che percorrono il centro cittadino nel giorno in cui s'inaugura il summit dei ministri del Lavoro dell'Unione europea, in programma ieri ed oggi al Teatro Regio. Nella mattinata di ieri i due volti della contestazione delle recenti politiche governative in materia di occupazione hanno sfilato separatamente, condividendo a tratti lo stesso percorso ma senza incontrarsi sui toni e le modalità della protesta. Da un lato, l'affollato corteo indetto dalla Fiom contro il jobs act del governo Renzi: diecimila persone, in testa i lavoratori della De Tomaso e quelli della Fiat, simboli della stagnazione produttiva della città; dall'altro lato, gli studenti e gli antagonisti di area autonoma e anarchica, che hanno formato un secondo corteo contro il vertice europeo sul lavoro. Proprio la decisione di ospitare il meeting a Torino, una delle città del nord Italia con il tasso di disoccupazione giovanile più alto, è stata letta da molti come una provocazione: tanto che i disordini erano stati ampiamente annunciati negli ambienti dei centri sociali, che avevano promesso una tre giorni di fuoco per protestare contro il vertice. Le contestazioni erano iniziate nella notte tra giovedì e venerdì, con un blocco degli accessi del Caat in solidarietà ai facchini dei mercati. La notte aveva avuto un risvolto tragico, con il decesso di un ambulante colpito da un malore. Nella mattinata di ieri, mentre i due cortei si muovevano in un centro cittadino blindato (con oltre mille agenti delle forze dell'ordine), alcuni manifestanti, reggendo un grande striscione rosso con la scritta "Contro il vertice dell'ipocrisia - Scuola per tutti precarietà per nessuno", hanno rimosso una parte delle transenne poste in mezzo a piazza Castello, a qualche centinaio di metri dal Teatro Regio, e gli scontri sono iniziati. Da un lato, il lancio di pomodori, e sampietrini, dall'altro, da parte della polizia, i gas lacrimogeni. La tensione è salita, con l'esplosione di alcuni petardi e le cariche della polizia. Nella tarda mattinata, mentre il segretario generale della Fiom Maurizio Landini parlava, al termine del corteo dei metalmeccanici della Cgil, dal palco allestito in piazza Castello, sono di nuovo esplosi poco più in là gli scontri tra la polizia ed i manifestanti. Il bilancio della giornata ha visto sei persone condotte in questura e cinque agenti feriti, tra i quali il questore vicario di Torino. Al termine della manifestazione, Landini ha stigmatizzato sia gli scontri sia la reazione delle forze dell'ordine. Ma l'attacco più acceso il leader dei metalmeccanici della Cgil lo ha riservato al tema della riforma del lavoro, ribadendo la necessità di «andare allo sciopero generale e anche oltre». La legge di stabilità, ha aggiunto, «è una follia. Se lo Stato dà soldi pubblici alle imprese queste si devono impegnare a non licenziare. La legge di stabilità non affronta i problemi dei lavoratori. Il problema è creare nuovo lavoro, difendere quello che c'è e far ripartire gli investimenti. I provvedimenti messi in campo non vanno in quella direzione». Prevale invece, ha aggiunto, «l'idea inaccettabile e sbagliata che per far ripartire il lavoro basta far licenziare le persone e far pagare un po' meno gli imprenditori che assumono. Non è quella la strada da seguire». ©RIPRODUZIONE RISERVATA