Garlasco, ora tocca ai testimoni
GARLASCO Dopo i periti, toccherà ai testimoni. Lunedì l'accusa e la parte civile giocheranno le loro carte nel processo per l'omicidio di Chiara Poggi. La settima udienza dell'appello bis sarà dedicata alle richieste istruttorie e c'è attesa per vedere quali testimoni le parti chiederanno di sentire. L'avvocato della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, ha annunciato istanze sulla bici nera. I legali dei Poggi sostengono, infatti, in una memoria già depositata che Alberto Stasi, il 31enne imputato per l'omicidio della fidanzata, avrebbe scambiato i pedali tra due modelli di bici in suo possesso per depistare le indagini, dopo aver appreso che una vicina aveva sostenuto di avere visto davanti a casa Poggi una bici nera il giorno del delitto. Stasi avrebbe spostato i pedali, su cui c'erano tracce di Dna riconducibili a Chiara, dalla bici nera a una bici bordeaux. Per sostenere questa ipotesi, la parte civile potrebbe chiamare costruttori od esperti di modelli di biciclette. Anche il procuratore generale, Laura Barbaini, ha però svolto indagini scandagliando la cerchia degli amici di Chiara e Alberto e raccogliendo anche dichiarazioni dei soci della ditta di autoricambi della famiglia Stasi. Tutti potenziali testimoni in udienza, sempre che la Corte decida di accogliere le richieste di nuove audizioni. Potrebbero poi essere convocate anche Manuela Travain e Franca Bermani, le due vicine che hanno detto di avere visto la bici nera. Franca Bermani ha però già affermato che la bicicletta sequestrata a Stasi la scorsa primavera non corrisponderebbe a quella vista da lei. Ci sarebbe poi una misteriosa terza vicina che ha sostenuto di avere notato una bicicletta nera. Tuttavia, bisognerà vedere se le parti ritengano utile una sua testimonianza. Nell'udienza di mercoledì, invece, sono stati i periti a tenere banco. Gli esperti nominati dalla Corte hanno ribadito, tra l'altro, che l'omicidio sarebbe stato consumato in pochi minuti. La difesa però li ha incalzati soprattutto sulla possibilità di Alberto di non sporcarsi le scarpe sul pavimento sporco di sangue. Secondo i periti, avrebbero dovuto restare tracce sulle suole e sul tappetino dell'auto. I difensori Angelo Giarda e Giuseppe Colli hanno però contestato, tra l'altro, che i test sono stati eseguiti dal perito Roberto Testi che peserebbe più di Stasi, quindi diversi sarebbero gli effetti della pressione del piede. Oltre ai periti c'erano anche i consulenti di parte. La procura ha nominato il comandante dei Ris di Parma, colonnello Giampiero Lago, presente all'ultima udienza, e due esperti tedeschi, che però non si sono visti . (l.g.)