Arrestata anche la mente della gang

di Adriano Agatti wPAVIA Arrestato anche il quinto uomo della rapina alla gioielleria Prina di viale XI febbraio. Antonio Pagano, 50 anni, residente a Milano ma domiciliato a Frignano in provincia di Caserta, è accusato di rapina aggravata, ricettazione e porto abusivo di armi in concorso. Secondo l'accusa sarebbe la mente della gang, la persona che ha effettuato il sopralluogo a Pavia per la scelta dell'obiettivo e ha poi svolto il «lavoro» di autista guidando l'auto «pulita» nella fuga. Ma non solo. Lui, secondo l'accusa, potrebbe aver ospitato anche uno dei banditi arrivati dal sud il giorno prima dell'assalto. Antonio Pagano non ha sparato e non ha partecipato direttamente all'irruzione in oreficeria. Durante la rapina sarebbe stato al volante dell'auto «pulita» all'angolo del Castello Visconteo. Un compito di coordinamento e di logistica che non gli ha impedito di essere accusato di reati piuttosto gravi. Il magistrato gli ha concesso i domiciliari nella sua abitazione milanese. Nei prossimi giorni dovrà essere interrogato. A questo punto il cerchio si è chiuso intorno alla gang che era fuggita con un bottino di circa 50 mila euro. Mancano solo il medico oppure l'infermiere che avrebbe curato il rapinatore rimasto ferito nel corso del conflitto a fuoco con il titolare della gioielleria. Gli investigatori della prima sezione della squadra mobile sono arrivati ad Antonio Pagano nel corso dell'inchiesta che ha portato in carcere cinque persone. Si tratta di Tamino Pezzella, 33 anni, di Parete in provincia di Caserta, Abdeslem Boumaouche un algerino di 41 anni, residente a Trentola Ducenta (è quello rimasto ferito). Erano stati arrestati anche Umberto Corrado, un operaio di 50 anni di San Donato Milanese e Antonio Bardetto, un 33 enne originario di Napoli ma residente a Melegnano. Antonio Pagano, insieme a Corrado e Bardetti, sarebbe stato il fiancheggiatore, basista e avrebbe scelto lui la gioielleria da prendere di mira. Una «mente» della banda mentre il capo indiscusso del gruppo sembra fosse un altro. Gli uomini della mobile erano arrivati all'identificazione dei rapinatori grazie ad alcuni numeri di targa memorizzati, anche se solo in parte, da un testimone della rapina. La banda era arrivata a Pavia, alle quattro del pomeriggio del 16 ottobre, a bordo di un Fiat Punto targata Lodi: a disposizione c'erano almeno altre due auto da utilizzare per la fuga. Due banditi erano entrati nella gioielleria dove c'erano Roberto Prina e la moglie Anna. Il commerciante aveva preso la sua pistola mentre un bandito cercava di legarlo ed era scoppiato l'inferno.