Oggi a Cava i funerali di Enrico Marzola
PAVIA Don Mario già lo sa che la chiesa parrocchiale di Cava Manara non basterà ad accogliere tutti coloro che oggi, alle 14.30, porgeranno un ultimo saluto a Enrico Marzola, 49 anni, il dipendente della pompe funebri trucidato dall'ex collega Guido Soffientini in un capannone di via Saragat a Pavia una settimana fa. «La sua è una famiglia molto conosciuta, mamma e fratello abitano in paese – spiega il parroco don Mario Cardinetti – . Molte persone che ho incontrato in questi giorni lo ricordano sin da bambino. E sono sgomente per quanto accaduto». Martedì mattina il pubblico ministero Roberto Valli, che indaga sul delitto di via Saragat, , ha concesso il nullaosta per la restituzione della salma alla famiglia. Per la famiglia di Marzola oggi è il giorno in cui si rinnova il dolore. La salma arriverà nella chiesa di Sant'Agostino alle 14.30 e poi proseguirà per Trecate, per la cremazione. Sono ancora tanti gli interrogativi aperti in questa drammatica vicenda. E chi conosceva Marzola non riesce a trovare una spiegazione logica. Non i vicini di casa e gli amici che lo ricordano sempre «sorridente e disponibile». E nemmeno i colleghi che lavoravano con lui nelle agenzie di via Rezia e via Lombroso, a Pavia. Enrico Marzola era proprio al lavoro il pomeriggio in cui è stato ucciso. Si trovava nel capannone di Marazza, in via Saragat, per il quale lavorava da circa 18 anni. Quando la società aveva dovuto affrontare la crisi economica e aveva cambiato ragione sociale, lui era rimasto, per «la sua anzianità di lavoro, ma anche perché era una persona affidabile». Suo malgrado la società aveva dovuto lasciare a casa alcuni dipendenti. E tra loro c'era proprio Soffientini. Da quel giorno, probabilmente, il 43enne di Cura Carpignano covava dentro di sè un profondo rancore per una decisione che non ha mai accettato. E mercoledì 8 ottobre quel rancore ha preso forma, ha armato la sua mano. Quel giorno la vittima aveva mezza giornata libera e, verso le 13, si era recato al capannone per parcheggiare il furgone bianco Renault della ditta. Forse Soffientini conosceva i programmi dell'ex collega o forse, come ha raccontato nell'ultimo interrogatorio davanti al giudice a l pubblico ministero, l'ha incrociato nella rotonda della Riso Scotti a poca distanza dal capannone e ha interpretato il suo atteggiamento come provocatorio. Sarà l'indagine a chiarirlo. L'omicida ha comunque seguito Marzola in via Saragat e l'ha ucciso a bruciapelo. L'autopsia ha contato 37 fori di entrata e uscita. A fare la drammatica scoperta è stata la moglie di Soffientini, preoccupata perché non rispondeva al telefono. (m.g.p.)