Expo, Acerbo in manette Truccate le gare d'appalto
di Luca De Vito wMILANO Un nuovo scandalo si è abbattuto sull'Expo di Milano. Ieri è finito agli arresti domiciliari Antonio Acerbo, l'ex responsabile del Padiglione Italia, con un'accusa pesantissima: ovvero quella di aver truccato le gare d'appalto per i lavori delle "Vie d'Acqua" (un anello verde fatto di canali d'acqua e percorsi ciclabili che doveva essere una delle eredità tangibili dell'Esposizione universale) in cambio di due contratti di consulenza per suo figlio. Nell'ambito dell'inchiesta condotta dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, sono finito agli arresti anche l'imprenditore Domenico Maltauro, il cugino di Enrico, e Andrea Castellotti, manager della società Tagliabue. Allo stesso Acerbo - ex direttore generale del Comune di Milano quando sindaco era Letizia Moratti - circa un mese fa era stata notificata un'informazione di garanzia con l'accusa di corruzione e turbativa d'asta proprio sulla vicenda relativa all'appalto delle Vie d'Acqua. A inchiodare Acerbo, secondo i magistrati, sarebbe la confessione di Giuseppe Asti, amministratore delegato della Tagliabue, che avrebbe detto di aver promesso ad Acerbo un contratto di consulenza per il figlio. Acerbo, infatti, secondo le indagini, avrebbe posto il "favore" per suo figlio come condizione per far entrare la Tagliabue spa nella cordata di imprese che vinse l'appalto truccato con un bando di gara ad hoc e preparato dallo stesso Acerbo, presidente della commissione che aveva il compito di aggiudicare la gara. Asti avrebbe chiarito agli inquirenti, però, di non aver affidato poi alcuna consulenza al figlio dell'allora manager Expo perché incapce e «del tutto privo di qualsiasi tipo di professionalità». Secondo le indagini, inoltre, Acerbo si sarebbe adoperato per avere Andrea Castellotti, ex direttore commerciale della Tagliabue Spa, nel ruolo di facility manager del Padiglione Italia. Di cui Acerbo era il responsabile. E Castellotti è stato poi effettivamente scelto dalla società Expo2015 nel marzo 2014 «senza che alcun procedimento di selezione» fosse «aperto ad altri candidati», ha scritto il gip Fabio Antezza nell'ordinanza precisando che Acerbo ha agito «per fini egoistici». Acerbo aveva ancora dei ruoli in Expo, fino a ieri. Dopo l'avviso di garanzia, si era dimesso da subcommissario, ma è rimasto formalmente responsabile unico del procedimento di Padiglione Italia. Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione, ha immediatamente acquisito l'ordinanza e a questo punto è molto probabile che si vada verso il commissariamento dell'appalto per le Vie d'Acqua. Ieri, in un'audizione in commissione antimafia, rispondendo alle domande dei parlamentari, Cantone ha dichiarato: «Non abbiamo strumenti di controllo sui padiglioni stranieri: la normativa prevede che i singoli Paesi possano svolgere lavori secondo le proprie regole d'appalto. E il rischio è che le imprese escluse dal sistema degli appalti possano essere presenti nei padiglioni stranieri». ©RIPRODUZIONE RISERVATA