Oggi la manovra ma è scontro sul Tfr
di Vindice Lecis wROMA Oggi il Consiglio dei ministri varerà la manovra. Ma sino a ieri Palazzo Chigi era come un cantiere: incertezza sul peso complessivo (30 miliardi o 20 come segnala Beppe Civati del Pd) e su alcune misure come quella del Tfr da inserire in busta paga. Renzi nega che ci siano dissapori con il ministro Padoan e spiega che «il mondo, tranne qualcuno in Europa, capisce che la crescita è la priorità». Padoan a sua volta assicura che l'Italia resterà sotto il fatidico 3% nel rapporto deficit-Pil annunciando che la correzione del deficit strutturale nella legge di stabilità resta dello 0,1%. Questo significa che la manovra ha buone possibilità perché Bruxelles la rinvii al mittente. Mentre Delrio e Poletti annunciavano tra retromarce e mezze frasi che il Tfr potrebbe arrivare in busta paga, e Taddei (responsabile economico del Pd) spiegava come gli 80 euro ora diventino strutturali per la stessa platea (da bonus si trasformeranno però in detrazione fiscale) il Parlamento votava due risoluzioni dei partiti di maggioranza sulla Nota di aggiornamento del Def. Nella prima si autorizza il governo a rinviare al 2017 il pareggio di bilancio. Questo scostamento «si rende necessario» a causa del «sostanziale deterioramento delle previsioni di crescita, con conseguente rischio di deflazione, che si configura come un evento eccezionale». La Camera ha autorizzato il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio con 355 voti a favore e 166 contrari. Nella seconda risoluzione, invece si chiedono una serie di misure, in pratica quelle già annunciate da Renzi. Tra queste la conferma del bonus Irpef, il calo della pressione fiscale sulle imprese (Irap), risorse per gli ammortizzatori. Dunque il jobs act sarà incluso tra i provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica nella quale ci dovrà essere la revisione della normativa sulla tassazione immobiliare comunale, la Tasi. Riprende quota dunque l'ipotesi del Tfr in busta paga, nonostante l'opposizione delle parti sociali e la diffidenza del Tesoro. Ieri il titolare del Welfare, Poletti, ha spiegato che sarà inserito nella legge di stabilità ma che si deciderà oggi in Consiglio dei ministri. Ipotesi confermata dal sottosegretario Graziano Delrio (che il giorno prima aveva detto il contrario) che ha fornito anche alcune notizie sulla spending review. Quattro miliardi circa saranno tolti alle Regioni «ma il budget attuale della Sanità non verrà toccato». Le risorse complessive della manovra arriveranno «da lotta all'evasione e tagli dove si può e si deve farli, ai ministeri e alle Regioni che pure hanno una limitatezza di obblighi in servizi ai cittadini». Certo non si tratta di indicazioni chiarissime. Più preciso è stato Poletti confermando che la legge di stabilità dovrebbe prevedere una riduzione dei contributi previdenziali per tre anni per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Il taglio dei contributi non danneggerà i lavoratori perché «saranno pagati dallo Stato». La manovra annunciata da Renzi specialmente sul versante del taglio dell'Irap da 6,5 miliardi è piaciuta a tal punto alla Confindustria che il suo presidente Squinzi ha detto che «si realizza il nostro sogno». Squinzi ha precisato che l'eliminazione delle componenti lavoro dell'Irap «va esattamente nella direzione auspicata». Non si è fatta attendere la risposta di Susanna Camusso: il fatto che il governo Renzi realizza i sogni di Confindustria è «una conferma delle ragioni per manifestare il 25 ottobre». Per la leader della Cgil «il mix di tagli alla spesa e di riduzione fiscale per alcuni mi pare ci manterrà nello stato recessivo che vive il Paese». La manovra «non mette in moto investimenti e occupazione». Credere che la crescita riparta «solo dal taglio delle tasse è un errore, è un esperimento già fatto che non ha creato né crescita né posti di lavoro». La Cgil teme tagli ai servizi. Anche l'esponente della sinistra Pd Stefano Fassina è critico: il governo avrebbe dovuto fare di più sforando il 3% nel rapporto deficit-pil . ©RIPRODUZIONE RISERVATA